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letteratura e realtà italiana

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Glorie e miserie del fascismo: testo in pdf, audio in mp3

Febbraio 7th, 2010 · No Comments

 

Narrazione storica n° 3: Glorie e miserie del fascismo.

Per ascoltare o scaricare il formato audio cliccare qui sotto

Glorie e miserie del fascismo

Per leggere o scaricare il testo in pdf cliccare qui sotto

Glorie e miseria del fascismo

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Stellarium virtuale

Febbraio 5th, 2010 · No Comments

Se non sapete distinguere il Piccolo Carro dal Grande e scambiate un lampione per Venere, forse potete studiare il cielo stellato installando GRATISSSSS il programma STELLARIUM, scaricabile a questa pagina http://www.stellarium.org/it/ e adatto a tutti i sistemi operativi. Funziona benissimo!
Così potrete fare gli esperti con qualche amica o con chi diavolo volete, la prossima estate. E, se vi capitasse di perdervi col canotto e finire alla deriva, potrete avere un’idea di quale sia la Stella Polare.

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Narrazione storica: il fascismo al potere – Testo in pdf e audiolezione in mp3

Gennaio 31st, 2010 · 1 Comment

Ecco la seconda narrazione storica. Per ascoltarla o scaricare il file mp3 cliccate qui sotto:
Il fascismo al potere

Per leggerlo o scaricarlo cliccate qui sotto:

Il fascismo al potere

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Audiofiabe e audioracconti

Gennaio 29th, 2010 · No Comments

Vi segnalo questi due interessanti siti, dove potete scaricare racconti e fiabe di vari autori, sia in versione testo sia in versione audio.

http://www.liberliber.it/home/index.php

http://www.logos.it/

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Narrazione storica: il fascismo (1922/1929) – Testo in pdf e audiolezione in mp3

Gennaio 24th, 2010 · No Comments

Ho preparato una piccola lezione, anzi, narrazione storica, sul periodo storico che va dal 1922 al 1929. Potete ascoltarla nella versione mp3 (e anche salvarla) o leggerne il testo nella versione PDF.

L’audio lezione è una versione casereccia, quindi fitta di fruscii e rumori vari. Vedrò di migliorare le prossime.

Per la versione audio in MP3 cliccate qui sotto con il tasto destro del mouse e aprite o salvate.

fascismo1922-29

Per la versione in PDF, stessa operazione: tasto destro, aprite o salvate.

Fascismo 1922-1929

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Imparare la geografia giocando

Gennaio 22nd, 2010 · No Comments

A quanto pare, tra le novità della riforma scolastica, c’è la diminuzione delle ore di geografia. Data la situazione, se avete abbastanza soldi da girare il mondo, potete studiarlo sul campo. Se non ne avete la possibilità, potete consolarvi accedendo a questo sito:

http://www.sheppardsoftware.com/Geography.php

Qui potete trovare una serie di attività divertenti legate alla geografia. E gratis (parola di genovese)!

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Differenziazione

Gennaio 17th, 2010 · No Comments

A Genova si chiama “rumenta”; in zona Emilia-Romagna, “rusco”; a Napoli e nel meridione in generale, “munnezza” o “munnizza”, parola che rimanda direttamente all’italiano ufficiale: immondizia. Oltre che “immondizia”, il termine italiano è spazzatura o rifiuti.
Come si può notare, le parole italiane non rendono precisamente l’idea. Sono, come dire, troppo garbate, troppo pulite. In effetti, andrebbero sostituite con una parola più appropriata al significato che rappresentano. Si parla di roba sporca, di escrementi della nostra incessante corsa al consumo, di cose che puzzano, che non conviene tenere troppo in casa, perché marciscono e riempiono gli ambienti di tanfo, sono serbatoi di batteri. Bruciarle è inutile, anzi peggio perché, ridotte in minuscole particelle, riempiono l’aria, invadono mari, laghi e fiumi, te li ritrovi quindi in ciò che mangi. Come zombie, ritornano. Il caso Napoli è stato emblematico. Quei cassonetti straripanti, quelle strade sommerse o i falò che emanavano densi fumi neri sono un ricordo chiaro.
È la nostra merda, e con la nostra merda, volenti o nolenti, dobbiamo fare i conti.
Da un po’ di tempo è in uso la differenziazione. Le categorie sono cinque: carta, plastica, vetro, organici e indifferenziato. Ci sono cassonetti appositi per ogni categoria, che si distinguono per diverso colore. Il che è quasi rassicurante. Mi mangio i miei biscotti e getto la scatola nell’apposito cassonetto. La mia coscienza ecologica dorme sonni sereni e posso quindi consumare sfrenatamente, perché so che gli scarti verranno selezionati, categorizzati, ammucchiati con ordine, infine riciclati. In un ottica ciclica, quindi naturale, quindi sana. Che bello!
Nel Comune in cui abitavo prima, è in atto un sistema davvero avanzato: ogni certo giorno della settimana, passa un camioncino e ritira i rifiuti di un tipo, casa per casa. Credo che questo sia il massimo. Oltre questo ci vorrebbe uno che ti entra direttamente in casa a differenziarti i rifiuti, e già che c’è ti prepara un caffè.     
Dove abito ora il sistema è quello classico: cassonetti. Però c’è una novità: in quanto residente, il Comune ti fornisce un tesserino che ti identifica. Se tu vai col tuo tesserino alla Centrale Ecologica, pesano quanto scarichi e, a fine anno, calcolano un certo sconto sulla tua tassa dei rifiuti.
Benissimo! mi sono detto. Dato che pago ogni anno 240 Euro di tasse per i rifiuti, ho pensato si trattasse di una grande iniziativa Ho cominciato quindi a preparare in garage la mia differenziazione. Circa una volta al mese, andavo alla Centrale Ecologica a scaricare.
Funziona così: arrivi in macchina, si alza la sbarra di ingresso, entri e il tuo tesserino identificativo viene inserito in un computer. Poi pesi la macchina e cominci a gettare la carta nel settore carta e così via. Concluso il tuo giro, torni a pesare la macchina, ritiri il tuo tesserino e la differenza di peso determina quanta spazzatura hai lasciato. Quantità documentata in uno scontrino.
In circa quattro mesi ci ho svuotato un malloppo di 130 chili, tra vetro carta e plastica. Mi sembra una buona media. Siamo in cinque in casa… tutti onesti consumatori… produciamo rumenta con tenacia e anche di fronte alla crisi abbiamo prodotto rumenta senza sosta. Tra l’altro, vanto due figliole piccine, specializzate in consumo di pannolini. E vi garantisco che quella è monnezza di qualità sopraffina. Purtroppo i pannolini non me li prendono alla Centrale Ecologica. Vogliono solo spazzatura di una certa levatura culturale.
Però, vi giuro che mi sono impegnato al massimo. Per mesi ho diviso tutto con maniacale precisione. Mia moglie era preoccupata. Ero impazzito: differenziavo tutto. Una volta ho visto un pezzetto di carta finire nella plastica e urlando mi sono tuffato a raccoglierlo per metterlo a posto. Mi si era sviluppata dentro una coscienza ecologica da estremista. In realtà ero preda della competizione. Più chili c’erano nei miei scontrini, più mi sentivo realizzato. Mi ero organizzato in garage scatole e sacchi e li guardavo orgoglioso.
Poi un giorno, un mio vicino mi ha detto: “Ma che cazzo fai?”
“Come!” ho risposto “Te la scontano dalle tasse…”
“Uuuh” mi fa lui “L’ho fatto per un anno… Dieci euro m’han tolto! Tra lavoro, prendere su tutto, partire e il tempo che perdi, bell’affare… Senza contare la benzina che ci spendi!”
Allora sono andato in Comune, all’Ufficio Rifiuti e ho chiesto che sconto mi facevano. “CENTOTRENTA CHILI in 4 mesi!” gli ho fatto notare. L’impiegata non sembrava meravigliata. Mi ha spiegato che non poteva darmi una risposta precisa, dato che c’era in ballo una graduatoria. Una classifica, insomma! Lo sconto lo ottengono solo i primi 1000 e, a secondo di come ti posizioni in classifica, ottieni uno sconto che si tratta, al massimo (per quelli in testa), di 50 euro. La graduatoria, mi ha precisato, viene pubblicata ogni anno nel sito internet del Comune.
Sono tornato a casa sentendomi abbastanza preso per il culo.

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Programma OCR gratis

Gennaio 15th, 2010 · 1 Comment

L’acronimo OCR sta per Optical Character Recognition. Si tratta di un programma che permette di tradurre un testo scannerizzato in documento di testo, quindi leggibile, stampabile, utilizzabile in mille modi.
Anziché copiarvi una parte di un libro, per esempio, potete scannerizzarlo e tradurlo in file da conservare nel vostro computer.

Potere scaricare gratuitamente questo programma al seguente sito:
http://softi-freeocr.softonic.it/

Il programma è impostato in lingua inglese. Potete però aggiungere i file per la lettura in italiano, scaricando il tesseract da questo sito:
http://code.google.com/p/tesseract-ocr/downloads/list-ocr/downloads/list

Questo file va inserito nella finestra Settings - Open language folder. E il gioco è fatto!

L’ho usato e funziona benissimo.

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Il punto sul Punto G

Gennaio 10th, 2010 · No Comments

Firenze-Galleria degli Uffizi_La nascita di Venere (dettaglio)

Ai tempi dell’università, precisamente al corso di Letteratura Italiana , un mio amico si era invaghito di una che sembrava neppure accorgersi di lui in quanto presenza sul pianeta terra. Bisogna ammettere che era davvero carina. Emanava un fascino torbido: era lo stereotipo di una certa letteratura esistenzialista.  Vestiva di nero o viola, ed apparteneva al genere, al tempo molto in voga, delle “alternative”.
In tutto il loro modo di porsi e parlare, le alternative rifiutavano il rapporto borghese tra uomo e donna. Sessualmente, erano disposte a qualsiasi esperienza. Almeno sulla carta.
Il mio amico, abituato com’era agli approcci classici, non aveva speranza di averla, e veniva da me a lamentarsi dicendo: “Me tapino!”
Un giorno però, all’improvviso, lei lo avvicinò e, dopo quattro chiacchiere, lo invitò a uscire.
Si incontrano, vanno a bere qualcosa, poi lo invita a casa sua. Entrano in casa, lei si siede, incrocia le gambe, si accende una sigaretta, lo guarda e dice: “Sai: io sono clitoridea!”
La situazione si presentava, per certi aspetti chiara. Certo, non era il caso di intavolare una discussione teorica, per quanto il dilemma fosse palese. Il mio amico (che era – si noti – un ventenne) rispose: “Ah!” Poi le si buttò addosso.
Henry Miller scrisse: “Per quanto tu spinga, non arriverai mai in fondo a una donna.” La frase pone, in modo romantico-maledetto, la donna su un altopiano irraggiungibile.  Una trentina d’anni dopo, Bukowski, nel romanzo “Donne”, presenta una spassosa scena nella quale una giovane donna disegna su un foglio una vagina per spiegare al protagonista (che è un cinquantenne) com’è fatta e dove toccarla.
Con la rivoluzione culturale degli anni Settanta, le donne hanno affrontato, e in parte vinto, una lotta per i loro diritti sociali e professionali, nonché sessuali. Quel “io sono clitoridea”, nella sua paradossale e gelida dichiarazione, intendeva forse abbattere ogni barriera intima e organizzare l’amplesso in modo scientifico ed efficace.
Dopo che lui le si buttò addosso, le cose però non andarono benissimo. Evidentemente, non è sempre utile rovesciare le carte. Forse uno spazio al gioco e al mistero è necessario. Almeno in questo pianeta e in questo millennio.
Ma ognuno ha i propri gusti e va bene così.
Il Punto G (il termine deriva dal suo “scopritore” Ernst Graefenberg, il ginecologo che negli anni Cinquanta lo descrisse) ha rappresentato un tentativo, diciamo positivistico, di abbattere il mito romantico del mistero femminile. Ed è insieme stato un forte appoggio alla rivoluzione sessuale.
Dove si trovi il Punto G, si sa e non si sa. Pare che sia lì, dentro, salendo un poco e curvando all’indietro (e che quindi la posizione ideale sarebbe “lei sopra” – anche qui attenzione ai simboli). Qualcuno dice di averlo trovato per caso, vagando in zona. Qualcuna sa perfettamente come rintracciarlo. L’amico Graefenberg lo descrisse come un’area, posta a 2-5 centimetri dall’entrata del canale vaginale, particolarmente sensibile alla stimolazione sessuale.
Per quanto ci si dia da fare a trovarlo e definirlo, il Punto G rimane un oscuro oggetto del desiderio, tipo gli U.F.O. o il Tesoretto del governo Prodi. Ci vorrebbero spedizioni di micro-astronauti per tornare a darcene un attendibile resoconto, ma pare che sia inutile.
Pochi giorni fa è infatti apparsa la notizia secondo la quale un gruppo di scienziati del King’s College di Londra ne negano categoricamente l’esistenza. Il punto G, secondo loro, sarebbe un mito propagandato da riviste e da alcuni terapisti.
La questione non si risolve certo qui. Emmanuele Jannini, ricercatore e docente di sessuologia medica all’università dell’Aquila, nega la fondatezza dei risultati britannici, e sostiene che il Punto G, lui, lo ha addirittura fotografato.
Era in piazza Venezia che dava da mangiare ai piccioni.
Favola o realtà, rimane pedagogicamente una buona motivazione per godersi alla meglio il rapporto.

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Considerazioni sul Capodanno

Gennaio 3rd, 2010 · No Comments

Dopo l’abominevole abbuffata di Natale chi può va in vacanza: molti in montagna, a intasarsi prima nei traffici autostradali, poi in ammucchiate in coda agli skilift o nei ristoranti a quota 2000, tra resse di sciatori vestiti come astronauti, con la faccia segnata da mostruose abbronzature e un piatto di polenta in mano. E ridono. Poi vanno a scaraventarsi giù per qualche discesa. Sfrecciano, serpeggiano, si sfasciano uno sull’altro. I più giovani zampettano sugli snowboard in mezzo a dune bianche. Alcuni li trovi intrappolati tra qualche abete nel fondo.
I più ricchi però snobbano questa usanza ormai diffusa. Se vanno in montagna, scelgono Cortina o in qualche altro posto costosissimo, dove la selezione è brutalmente economica. Al tepore del camino, loro sorseggiano champagne. Oppure fuggono in qualche isola caraibica, a godersi la loro perenne estate. In culo ai disoccupati, ai cassaintegrati, ai disgraziati di tutto il mondo! Tanto a loro la crisi non li tocca, anzi.
Chi non può, se ne sta nella propria città o paese a spiluccare gli ultimi avanzi rimasti in pentola; taglia un’altra fetta di pandoro e la mastica fissando oltre la finestra le vie semi-deserte. Aspettando che queste cazzo di vacanze passino e  si ritorni al solito trantran, per poi sperare nella prossima vacanza.
Non c’è neanche il calcio, la politica sonnecchia, e le giornate sembrano irreali. Ci hanno tolto tutto. Ci dosano la nostra porzione di droga secondo il loro porco comodo, ’sti padroni bastardi.
Ma un’altra festa si appresta, da tutti amata e temuta: il Capodanno. C’è gente che si prepara per il Capodanno mesi prima. C’è gente che si compra il vestito apposta per il veglione. Mutande rosse d’obbligo. Te lo chiedono a settembre: che fai il 31?
Giunto il 31, comincia il countdown dal mattino. Lo senti nell’aria, lo vedi nelle facce della gente che un anno sta finendo e ne arriva un altro nuovo di zecca. E dagli di oroscopi, di previsioni di ogni tipo, di progetti e promesse.
Non c’è festa che sia così adatta al “sabato del villaggio” come il Capodanno. Un glorioso tripudio di nulla, una scoreggia coi fiocchi. La cosa più tremenda del Capodanno è la prospettiva di doversi, per forza, divertire.
Decisamente è una festa importante, perché segna il punto di passaggio tra qualcosa che finisce e un’altra che inizia, presuppone quindi il rinnovamento e la rinascita. E forse rimane (per quanto apparentemente più pagano) più sacro del Natale, che è ormai una bagascia logora. Eppure, il Capodanno ha qualcosa di deludente in sé. Trovo che sia ansiogeno quel conto alla rovescia che prelude alla fatidica mezzanotte. Forse perché sono fondamentalmente un illuso, ma da quel passaggio mi sono sempre aspettato qualcosa che non ho mai trovato. A mezzanotte e uno, ti ritrovi fradicio perso abbracciato a qualcuno con cui non hai nessuna confidenza. A mezzanotte e due sei lì che prendi baci da tutti, e tutti si stringono, ma prevale, almeno in me, sempre la sensazione della falsificazione del tutto. Anche perché spesso ti ritrovi con gente che conosci a malapena. Quelli che davvero sono importanti, li conti sulle dita di una mano, e alcuni di questi sono lontani o non ci sono più.
Mi viene in mente una frase di Fabrizio De Andrè. Avevano chiesto a personaggi famosi come passano il Capodanno. De Andrè rispose: sto in casa con una buona bottiglia di whisky, e penso a un altro anno che è morto. Cito a memoria, ma il concetto era questo.
Per anni e anni, da vero tonto, mi sono impegnato per divertirmi in questa stupida festa. E dico stupida perché non ho mai conosciuto nessuno che si sia realmente divertito a Capodanno, essendo una festa scema, dove molta gente offre il meglio della propria scemenza. Ci sono posti in cui, per tradizione, si caccia dalla finestra qualcosa di vecchio. Gesto simbolicamente interessante, però, anche in questo, alla scemenza non c’è limite. C’è gente che si fa prendere la mano e lancia dalla finestra frigoriferi, cucine, televisori. Se passi ci sotto sei fottuto.
Altri, i più furbi, sparano. Danno sfogo alla loro virilità impugnando un’arma e facendo fuoco. Ogni tanto qualcuno ci rimane secco. E va beh. Poi tutti fanno saltare petardi, razzi, bombette, tric e trac. Ci lasciano mani, occhi. Mi ricordo di uno a cui era esploso un petardone in tasca… potete immaginare. E, per contorno, i vari slogan della scemenza. Tipo: “chi non tromba a Capodanno non tromba tutto l’anno!” Proverbio che, fosse vero, saremmo tutti mezzi asceti.

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