La questione israelopalestinese – Intervista di Guido Caserza a Abraham Yehoshua

Abraham Yehoshua (Gerusalemme 1936/Tel Aviv 2022), scrittore e drammaturgo israeliano. Tra i suoi romanzi, ricordiamo: L’amante, Viaggio alla fine del millennio, Fuoco amico, Il terzo tempio, Il responsabile delle risorse umane.

Guido Caserza (Genova 1960) è autore e critico letterario. Tra le sue opere ricordiamo: Primo romanzo morto, I 20 di Auschwitz, Malebolge, Tebe 2099, Canto dei morti sul lavoro.

L’intervista

Nel 2017, in occasione dell’uscita del libro La comparsa, Caserza incontrò Yehoshua a Genova e lo intervistò per “il Mattino”. Era il periodo dell’Intifada dei coltelli, e Yehoshua fece le seguenti osservazioni. Per certi versi sembrano appartenere a un tempo ormai superato dall’ingigantimento di un conflitto che probabilmente non è più “di natura esclusivamente territoriale e nazionale”.

Dateci Berlusconi, vi diamo Netanyahu

“Bibi?” dice, usando sarcasticamente il nomignolo di Netnyahu, “siamo pronti a cambiarlo con Berlusconi!”
“Con Berlusconi?”
“Sì, almeno lui è divertente, la stupidità di Netanyahu è invece intollerabile!”

Hitler

Così Yehoshua reagisce alle parole del Premier israeliano secondo la cui recente sortita “Hitler non voleva sterminare gli ebrei, solo espellerli”. Sarebbe stato il Gran Mufti Haj Amin al-Husseini a consigliargli di sterminarli per impedire il loro ritorno in Palestina.
“Il Mufti architetto della Soluzione finale?” ridacchia lo scrittore. “Vogliamo discolpare Hitler e dare tutta la colpa a questo straccione del Mufti che era stato cacciato anche dai palestinesi?”.

L’ipotetico califfato islamico

“Signor Yehoshua, alcuni intellettuali occidentali di destra ritengono che i palestinesi mirino alla creazione in loco di un califfato islamico.”
“No, i palestinesi non vogliono un califfato islamico e non hanno obiettivi religiosi estremi. Ciò che in definitiva chiedono è ciò a cui ha diritto ogni persona al mondo: essere cittadini della propria patria. Questo dobbiamo darglielo, come chiede la maggioranza degli israeliani. Il problema è come realizzarlo”.

Il governo di Netanyahu

Yehoshua è solo uno dei tanti israeliani che negli ultimi anni hanno criticato le posizioni del governo di Benjamin Netanyahu accusandolo di avere contribuito al fallimento della trattativa di pace. Assieme ad Amos Oz e David Grossman, lo scrittore è uno dei primi firmatari israeliani di un appello all’Europa per il riconoscimento dello Stato palestinese.

Il peso dell’Europa

“Il voto del Parlamento europeo ha una grande valenza politica soprattutto perché coglie l’essenza del problema: rafforzare la leadership moderata del presidente Abbas (Abu Mazen) che resta al momento l’unico interlocutore credibile e affidabile per una trattativa di pace. Da tempo ormai sono convinto che negoziare i confini fra due Stati non sia solo un problema di territori, di sicurezza, ma, per quanto riguarda Israele, ciò significa avviare una grande, e per certi tratti dolorosa, riflessione culturale, storica, identitaria. Significa guardare al futuro recuperando il meglio del nostro passato, ritornare in qualche modo agli ideali originari del sionismo, per i quali il carattere peculiare e dello Stato d’Israele non andava ricercato nelle sue dimensioni territoriali né su una visione “messianica” che lo ispirava, bensì nel fare d’Israele un Paese normale, in pace con sé stesso oltre che con i vicini arabi. La coscienza del limite: ecco cosa manca alla destra ultranazionalista”.

La questione dei coloni

“Come giudica gli ultraortodossi e i coloni? Non crede che gli insediamenti rendano irrealistica la soluzione da lei sempre auspicata di due popoli due Stati?”
“Gli insediamenti la rendono effettivamente difficile. D’altra parte pensare di evacuare i coloni dalla Cisgiordania equivarrebbe a una chiamata alla guerra civile. Si dovrebbe dunque pensare a una soluzione diversa: per esempio ai coloni ebrei come minoranza in uno stato palestinese.”

I due Stati

“Tutto da rimproverare agli israeliani e nulla ai palestinesi?”
“Certo che no. La soluzione dei due Stati si allontana anche per le colpe dei palestinesi. A suo tempo il governo israeliano aveva proposto la restituzione del 96 per cento del territorio occupato ma Abu Mazen non ha neanche riposto!”

Lo spettro Isis

“È possibile che ci sia l’influenza dell’Isis dietro l’Intifada dei coltelli?”
“Lo escludo. La destra israeliana ha naturalmente facile gioco a usare le vicende siriane e irachene come uno spauracchio, ma la realtà è che in Siria e in Iraq è in atto una guerra intestina fra musulmani, mentre il nostro è un conflitto di natura esclusivamente territoriale e nazionale, in cui il Califfato, nonostante la sua recente minaccia, non ha alcuna ascendenza. “

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