1979: l’assassinio di Pecorelli

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Roma – Ore 20:30 del 20 marzo 1979… Domenico (Mino) Pecorelli, direttore del settimanale “Osservatore Politico”, esce dagli uffici del giornale. È in compagnia di due suoi collaboratori. Si salutano poi lui si avvia verso l’auto, posteggiata poco distante. Entra, siede al posto di guida, accende il motore. Un individuo appare di colpo davanti al finestrino e gli spara attraverso il vetro. Lo colpisce al labbro superiore. Quindi apre la porta e gli spara altri tre colpi.
I quattro bossoli ritrovati sono di due marche differenti e ciò non è un dettaglio… le perizie hanno accertato che sono stati esplosi da una sola pistola, calibro 7,65. Una pistola di questo modello è stato in seguito ritrovato presso il deposito di armi della Banda della Magliana.
Pecorelli si era occupato per diversi anni della loggia P2, scrivendo diversi articoli “fastidiosi”. Era in possesso di documenti scottanti, forse anche relativi al caso Moro.
Diverse persone erano quindi interessate alla sua morte.

Possibili indizi

C’è in particolare un articolo, scritto da Pecorelli su “Osservatore Politico” in data 14 ottobre 1977, che risulta interessante: pubblicava gli estremi di quindici assegni circolari, per un totale di 144 milioni di Lire, intestati a nomi di fantasia. Nell’articolo c’era scritto: “Presidente Andreotti, questi assegni a lei chi glieli ha dati?”. L’articolo faceva riferimento a ipotetici soldi devoluti per fondi neri alla corrente andreottiana della Democrazia Cristiana.

Legami con la P2

Il colonnello dei carabinieri Antonio Cornacchia (si scoprirà, due anni dopo, che era tra i nomi della lista P2) giunge sul luogo del delitto e ipotizza, fin da subito, che si tratta di un omicidio a opera delle Brigate Rosse. Si tratta di una deduzione quanto meno affrettata…
La prima istruttoria sul delitto si prolunga fino al 1991 ed è piena di gravi omissioni. Le indagini rimangono impaludate nel nulla, finché le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia (il primo è Tommaso Buscetta, poi Salvatore Cancemi, poi quattro appartenenti alla Banda della Bagliana).

La testimonianza di Buscetta

Buscetta dichiarò che l’omicidio Pecorelli era stato eseguito su richiesta dei cugini Ignazio e Nino Salvo. Il motivo sarebbe stato che era un giornalista che disturbava politicamente. Lo stesso Buscetta indicava in Giulio Andreotti il referente politico nazionale di Cosa Nostra. I cugini Salvo sarebbero stati i mediatori tra Cosa Nostra e Andreotti. L’omicidio Pecorelli sarebbe stato richiesto da Andreotti, al quale, secondo Buscetta, Pecorelli dava politicamente fastidio.
Secondo Vittorio Carnovale (collaboratore di giustizia appartenente alla Banda della Magliana), i mandanti dell’omicidio Pecorelli sarebbero stati Gaetano Badalalmenti e Claudio Vitalone.
I tre sospetti mandanti per l’omicidio del giornalista sarebbero allora tre: Andreotti, Badalamenti, Vitalone.
Secondo la testimonianza di Carnovale, gli esecutori dell’omicidio sono Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati.
Con altre testimonianze, la faccenda si complica: gli indagati per omicidio del giornalista salgono da tre a sei. Gli indizi conducono a uomini o della Banda della Magliana o della mafia.

Andreotti!?

Il primo e principale sospettato mandante potrebbe essere Andreotti, infastidito da possibili rivelazioni su “Osservatore Politico”, pericolose per il suo futuro politico. Che il suo mandato sia stato più o meno diretto non si sa, forse si trattava di un semplice auspicio, messo in atto da uomini a lui legati. In sostanza, se lui è il responsabile, non è detto che abbia chiesto direttamente la morte di Pecorelli, ma, come dire, semplicemente profilata come possibilità.

Un caso risolto, ma in parte

Sia come sia, l’11 aprile 1996 si tiene il processo. Imputati: Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti, Giuseppe Calò, Michelangelo La Barbera, Massimo Carminati. Tutti assolti! Il 17 novembre 2002 si tiene il processo presso la Corte d’appello, con cui vengono riconosciuti colpevoli Andreotti e Badalamenti; gli altri quattro sono assolti. Sentenza che manifesta illogicità e che non verrà mai rimediata, neppure nella sentenza della Corte di Cassazione del 30 ottobre 2003.
Sostanzialmente, il processo per il delitto Pecorelli rimane formalmente risolto ma con clamorose incongruenze mai sanate. E ancora misteri… e misteri che si sovrappongono nella storia italiana.

Per approfondire: Giuliano Turone Italia occulta

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