Vacanze d’infierno: VII puntata – Folla

(Avanziamo tra la folla, siamo folla. Come zombie andiamo e abbiamo un solo obiettivo: spendere).

La Spagna è un Paese ad alto indice tettonico. Ovunque andiate, e in particolar modo lungo la Rambla, noterete questi movimenti sussultori, accentuati da un abbigliamento, soprattutto in estate, che rende evidente il fenomeno. Qualsiasi geologo ve lo può confermare.
Le stesse mie figlie me lo hanno fatto notare. “Ah sì?!” ho detto “Non ci avevo fatto caso.”

Topless

Nelle spiagge è di largo uso il topless, in una percentuale direi, così a occhio, del 10%. È una moda poco seguita in Italia. Era esplosa (o meglio, per me era esplosa) negli anni Ottanta, quando con i miei amici, tutti adolescenti, andavamo al mare e ci aggiravamo per le spiagge come maniaci sessuali. Nelle spiagge spagnole è così diffusa che quasi non ci si fa caso. Quasi… a dir il vero, ogni tanto le pupille compiono un percorso da un’estremità all’altra del bulbo oculare, roba da rischiare lo strabismo. Consiglio l’acquisto di ottimi occhiali a specchio, ma sappiate che, per quanto facciate finta di niente, le fidanzate o le mogli vi staneranno immediatamente. Su certe faccende, le donne sono come cecchini. Infatti le mia figlie mi hanno più volte rimproverato, e io ho sempre negato e anche qui nego. “Stavo guardando quello strano ombrellone!”

Mucchio selvaggio

La domenica al mare va di regola evitata. E lì, nelle spiagge di Badalona, c’era una domenicale ressa immane. Folle con ombrelloni, sedie a sdraio, tende, griglie, musica a palla, gommoni, canotti… Rimaniamo poco: il tempo di un bagno, una doccia e via. Una curiosità: entro in un bar a torso nudo (praticamente davanti alla spiaggia dei nudisti) per comprare un gelato e il barista mi fa segno che non si può… che devo mettere la maglietta… Va bene… va bene così. Dalla spiaggia ci incamminiamo verso la stazione. Beatrice ci ha detto che è vicina: 30 minuti a piedi sotto il sole feroce, costeggiando i binari, lungo un marciapiedi stretto, tra nient’altro che asfalto e muri. Ricordo che, tra le recensioni su Airbnb, c’era scritto: Barcellona è facilmente raggiungibile.

Tornelli

Arriviamo alla stazione di Badalona sudati e stanchi. Qui facciamo l’abbonamento: con 10 euro a testa possiamo viaggiare per una settimana da Badalona a Barcellona. Badalona, rispetto a Barcellona, è come dire Chiavari Genova, circa una mezz’ora. Sulla questione treni va però fatta un’osservazione.
In Spagna, per andare ai binari, devi passare da un tornello, e ci passi solo col biglietto (a meno che tu non sia Gomma Man). Infili il biglietto, si apre, passi. In Italia, come sapete, non è così. In Italia chiunque può salire in treno, con o senza biglietto. Infatti poi, durante il viaggio, si verificano varie scene imbarazzanti con i controllori. Per quanto ho visto, la Spagna ha una serie di regolamenti civili nettamente superiori all’Italia. L’Italia è un paese in cui , chi può, ruba. E i controlli sono vaghi. Ma dirò altro in proposito.

Stipatissimi

Arriva il treno per Barcellona. Insieme a noi, sulla pensilina, c’era già una discreta folla in attesa. Molti tornavano dal mare. All’arrivo del treno, noto che alcuni iniziavano a scaldarsi… perché loro sapevano…
Avete presente la scena di Fantozzi, quando deve prendere l’autobus per andare al lavoro ed è deciso di salire al volo? La scena vede l’autobus strapieno, con gente aggrappata ad altra gente, premuta sulla porta; Fantozzi corre, si aggrappa a uno e lo trascina con sé; questo, che è aggrappato a un altro, lo fa cadere e così, in una specie di domino, cadono tutti. Poi tutti lo menano. Giuro che ciò che ho visto quando si sono aperte le porte di quel treno era molto simile.

Lasciate ogni speranza

Quando si sono spalancate le porte, sulla soglia c’era già gente in piedi schiacciata, tutti premuti e compressi come arachidi sottovuoto. Nessuno scendeva (o non riusciva a scendere). Quelli dentro ci guardavano come dire: “Non vorrete mica salire?!” Altri ci facevano segno dicendo: “Ne arriva tra poco un altro!” Ma forse mentivano… Si vedeva ogni tanto qualche piccolo spazio di inserimento, ma erano angoli molto stretti. Qualcuno riusciva a tuffarsi all’interno e trovare una dura sistemazione.
Ero a bocca aperta: guardavo la scena e guardavo le mie figlie. Erano confuse. Gli ho detto: “Dai ragazze… buttiamoci!” Ed ero pronto con mani avanti. E loro: “No papà… no… non farlo!” Ho ceduto solo perché temevo la tremenda scena: io sul treno che partiva e loro sulla pensilina smarrite. Tipo dottor Zivago e la sua amata. “Ok ok… Ne arriverà un altro!”

In treno

In effetti, dopo circa un quarto d’ora, ne arriva un altro. Anche questo è pieno zeppo, ma di un pieno affrontabile. Con un po’ di coraggio e capacità di adattamento, riusciamo a salire. Dico alle mie figlie: “Occhio a cellulari e borse!” Facciamo tutto il viaggio appiccicati a degli sconosciuti, con la faccia immusonita che si può avere in una situazione del genere. Qualcuno riesce addirittura a guardare il cellulare, impresa non facile, dato che le braccia sono praticamente immobilizzate così come eri salito. Vedi quindi gente bloccata con una braccio piegato, altri con l’ascella sul naso di un altro. Le pressioni corporee sono inevitabili. Io tengo sotto controllo le mani intorno alle mie figlie. Di buono, c’è l’aria condizionata.

La Rambla

Si scende a Plaça de Catalunya e si esce finalmente all’aperto. Da qui si può dare avvio alla camminata lungo la Rambla, che è lunga 1,2 km e uno può farla avanti e indietro mille volte, direi a tutte le ore, e sempre troverà una folla pazzesca di gente che va avanti e indietro, di gente che vende di tutto, di gente che vuole convincerti a mangiare, di gente che mangia in ogni momento della giornata.
Camminiamo un po’. Poi ci rompiamo. Sarebbe anche ora di cena… Qui penso cosa potrei fare per dare un po’ di gioia alle mie povere figlie. E tiro fuori il banalissimo asso dalla manica: McDonald’s!

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