Chi tipo era l’uomo di Neanderthal?

Stereotipi sull'uomo di Neanderthal

L’uomo di Neanderthal rappresenta forse il più conclamato e silenziato caso di razzismo della storia umana. È stato sempre considerato e preso a modello come il classico troglodita, un po’ stupido, arretrato, incapace di evolversi. Diciamo il fratello scemo dell’homo Sapiens.
Tutt’oggi una donna, se mostri il benché minimo accenno vago di supposto maschilismo, ti apostrofa così: “Sei un Neanderthal!”
Ma questo pover’uomo non doveva essere in fondo così arretrato.
Le più recenti scoperte archeologiche hanno invece fatto maggior luce e maggior giustizia su di lui.

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Noi discendiamo dall’homo Sapiens (siamo sapiens, si sa!): tutti originari dell’Africa (ariani compresi). Il Neanderthal invece abitava nelle zone europee, dove c’erano climi più freddi. Il Sapiens era più scuro, più alto, più agile; il Neanderthal aveva invece la carnagione chiara, ed era più tarchiato fisicamente. Aveva le arcate sopraccigliari sporgenti, la fronte spiovente e la nuca allungata. Il Sapiens si presentava con nuca verticale, fronte alta, mento pronunciato.
Diciamo che sono due modelli di bellezza diversa.
Ma non è affatto vero che il Neanderthal vivesse solo di caverna e clava. In una caverna neanderthaliana è stato scoperto un osso di orso con fori, tale oggetto aveva probabilmente la funzione di strumento musicale. Era forse un flauto. Quindi aveva attitudini artistiche. Inoltre si è scoperto che anch’egli aveva vezzi estetici: si adornava con penne di uccello e si dipingeva il corpo con colori scuri, a differenza del Sapiens, che prediligeva colori chiari.

Nella caverna di El Castillo, a nord della Spagna, è stata scoperta una caverna neanderthaliana, sulle cui pareti vi sono incisioni con motivi astratti. È quindi probabile che anch’egli avessi sviluppato una intelligenza simbolica, così come è probabile che avesse un linguaggio. Che potesse avere un linguaggio, lo si desume dalla conformazione del suo osso ioide (osso alla radice della lingua) che corrisponde a quello del Sapiens. Quindi di certo emetteva suoni, ma che potesse avere un linguaggio è solo un’ipotesi.
Sappiamo inoltre che seppelliva “i defunti e forse credevano in una vita dopo la morte”.

Una misteriosa, quasi estinzione

Non si sa esattamente perché si sia estinto, ma si sa con certezza che vi sono stati contatti tra Mr Sapiens e Mr Neanderthal; contatti non solo di tipo violento, ma anche amoroso. Insomma, qualche accoppiamento misto c’è stato. Quindi, noi, tutti noi, siamo sì Sapiens, ma con un tocco di Neanderthal.
E bisogna ammettere che, a guardarsi intorno, si nota.

Maurizio Teroni

Sono' nato a Genova nel 1967, dove mi sono laureato con Edoardo Sanguineti, con la tesi "Giorgio Manganelli: inferni linguistici". Ho pubblicato racconti per le riviste "La rosa purpurea del Cairo", "Passaggi", "Il Maltese", "Erewhon" e saggi letterari per le riviste "L'immagine riflessa" e "Studi Novecenteschi"; nel 2011 "Il limo" (romanzo); nel 2021 "Di donne e d'altri guai" (racconti). Lavoro come insegnante di Letteratura italiana e Storia.

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