Sessualità nell’antica Roma

Per gli antichi romani (in particolar modo quelli della prima fase imperiale) il sesso andava vissuto senza grossi particolari tabù. Era considerato un dono di Venere e quindi non c’era alcuna remora nel goderne. Veniva praticata tutta la gamma di penetrazioni possibili in tutte le posizioni auspicabili.
Non c’era quindi un limite di tipo morale, ma sociale sì, nel senso che chi era di classe elevata aveva il diritto di ricevere piacere.
Per esempio, la fellatio andava benissimo, sempre che fosse una donna a farlo o un uomo anche, ma di censo inferiore. Non era quindi condannato il rapporto orale in sé, ma il fatto che fosse, che so, un senatore a farlo al proprio schiavo. L’opposto andava benissimo. Per lo stesso motivo era eticamente risibile un uomo che praticava il cunnilunguo, essendo la donna vista come socialmente inferiore. Certo, una donna ricca poteva tranquillamente usare lo schiavo come più le piaceva (sempre che il marito non lo sapesse).

Omosessualità sì, ma con limiti

Un discorso simile vale per i rapporti anali: l’uomo doveva avere un ruolo attivo. È vero che i rapporti omosessuali erano accettati, a patto però che l’uomo non fosse penetrato. Ma voi direte: qualcuno dovrà pur essere penetrato! Certo, c’erano infatti gli schiavi o i ragazzi o i prostituti, i quali si prestavamo puntualmente al ruolo passivo.
Non faceva assolutamente scandalo che l’imperatore Adriano, per esempio, si presentasse in pubblico con il proprio amante Antinoo, dato per assodato che Adriano fosse il dominatore (o, almeno, supponiamo, doveva essere ufficialmente così). Era infatti infamante per un uomo prediligere l’essere penetrato. Chi praticava questo era definito con disprezzo cinaedus o pathicus.
Queste usanze erano state ereditate dalla cultura greca, per la quali i romani avevano un grandissimo rispetto. Usanze che la generazione pre-imperiale considerava decadenti.
Insomma: a prenderlo dietro erano sempre i più poveri e questo (metaforicamente almeno) vale anche oggi.

Per approfondire: Elena Cantarella Dammi mille baci

Maurizio Teroni

Sono' nato a Genova nel 1967, dove mi sono laureato con Edoardo Sanguineti, con la tesi "Giorgio Manganelli: inferni linguistici". Ho pubblicato racconti per le riviste "La rosa purpurea del Cairo", "Passaggi", "Il Maltese", "Erewhon" e saggi letterari per le riviste "L'immagine riflessa" e "Studi Novecenteschi"; nel 2011 "Il limo" (romanzo); nel 2021 "Di donne e d'altri guai" (racconti). Lavoro come insegnante di Letteratura italiana e Storia.

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