Breve storia del parto

La femmina “erectus” (ovvero il secondo gradino dell’evoluzione umana, dopo l’australopiteco), muovendosi appunto in modo eretto, aveva modificato il proprio osso pelvico e doveva fare nascere figli con un cervello più grande. Quindi il parto si fece più complesso. Ancora più complesso si fece nel caso dei “sapiens” (ovvero noi): le rotazioni del nascituro diventarono tre.
Se un primate avesse il cervello delle dimensioni di un “sapiens”, la madre dovrebbe avere una gestazione di 18 mesi, mentre la nostra dura appena 9. Questo significa che i cuccioli di uomo nascono in modo prematuro. In sostanza, un nostro neonato è un feto non ancora sviluppato, ovvero non ancora autonomo. Noi raggiungiamo l’autonomia in molti anni (come abbiamo già trattato in “La teoria della fetalizzazione”). Questo accorgimento di nascita prematura è probabilmente avvenuto perché una gestazione troppo lunga avrebbe reso il parto letale per la madre. È inoltre possibile che questa pre-natalità comporti un vantaggio a livello evolutivo: il cervello del neonato, fuori dal grembo materno, sarebbe così in grado di assorbire una elevate quantità di informazioni.
Nasciamo insomma con ottime potenzialità, ma solo pochi casi ne fanno buon uso.

Maurizio Teroni

Sono' nato a Genova nel 1967, dove mi sono laureato con Edoardo Sanguineti, con la tesi "Giorgio Manganelli: inferni linguistici". Ho pubblicato racconti per le riviste "La rosa purpurea del Cairo", "Passaggi", "Il Maltese", "Erewhon" e saggi letterari per le riviste "L'immagine riflessa" e "Studi Novecenteschi"; nel 2011 "Il limo" (romanzo); nel 2021 "Di donne e d'altri guai" (racconti). Lavoro come insegnante di Letteratura italiana e Storia.

Questo articolo ha un commento

Lascia un commento