Led Zeppelin: i blasfemi

Nella primavera del 1982 comincia a circolare una strana ipotesi riguardo “Starway to heaven”, la più nota canzone dei Led Zeppelin (che, a mio modesto parere, è semplicemente stupenda): conterrebbe dei subliminali messaggi satanici.

La band si era sciolta due anni prima, a seguito della morte del batterista John Bonham (dopo essersi scolato una grande quantità di vodka e liquori, morì soffocato dal proprio vomito). Il successo del gruppo aveva raggiunto l’apice intorno alla seconda metà degli anni Settanta. Quando cominciò a circolare questa voce, la fama dei Led Zeppelin era ormai quasi un ricordo.
Ma il loro nome era comunque ancora abbastanza noto (e lo rimane) da spingere un esponente della Chiesa Battista (forse ambiva anch’egli al successo) il quale, in una trasmissione televisiva, affermò che, se si ascolta la “Starway to heaven” a velocità rallentata, risulta chiara la frase “Here’s to my sweet Satan”. Si sa che tv e giornali hanno gran predilezione per le puttanate, basta fare audience. E il nostro mondo è così strano e le puttanate così roboanti da riunire una commissione parlamentare nello Stato della California, tanto pareva grave la faccenda. Durante un’assemblea pubblica, venne ascoltata la canzone riproducendola all’incontrario e alcuni membri della commissione sostennero di aver sentito le parole “I live for Satan”. Chissà che si erano fumati…
E, comunque, sia come sia o come non sia, che si vadano a leggere Baudelaire o Rimbaud, i quali sono molto più espliciti.

Non solo “Starway to heaven” fu accusata di satanismo, ma anche la canzone “Black dog”. Partendo dal verso “Eyes that shine burning red”, ovvero “Occhi che brillano di rosso infuocato”, che venne associato allo sguardo di Satana. Il verso si riferiva semplicemente alla luce rossa emanata dagli occhi dei cani al buio. Ma niente! Anche nel titolo c’era chi scovava del satanismo, in quanto “dog” è il rovesciamento della parola “god” (Dio); quindi “black dog” coinciderebbe con “Dio nero” e Dio nero sarebbe niente popò di meno che “il diavolo”. Manco Dante avrebbe osato tanto.

C’è da dire che, a supportare questa strana tesi, c’erano leggende e dicerie che circolavano da anni intorno alla band e in particolare intorno Jimmy Page, il chitarrista. Si diceva che avesse una passione sfrenata per l’occulto e in particolare per Aleister Crowley, noto mago e scrittore dalla fama gotica. Pare che Page collezionasse strani oggetti di Crowley e che nel 1970 avesse acquistato una casa maledetta sulle rive del lago di Loch Ness, casa appartenuta precedentemente a Crowley, e pare inoltre che Page avesse aperto una libreria specializzata in testi esoterici. Tutte le disgrazie capitate in seguito ai membri del gruppo sarebbero, secondo alcuni, legate a una maledizione che li attanagliava.

Dopo che, tra il 1973 e il 1974 arrivarono al culmine del successo (un loro concerto del ’73 al Madison Squadre Garden batté il record di presenza di pubblico, detenuto fino a quel giorno dai Beatles), iniziano problemi per il cantante Robert Plant: deve interrompere l’attività per problemi alla voce. Nonostante i diversi interventi, la sua voce non recupererò mai la potenza di timbro precedente. A questo si aggiunge un incidente stradale che obbliga la band a una lunga inattività. Intanto la loro musica inizia a essere considerata superata: da una parte arriva l’onda disimpegnata della disco-music, dall’altra il rabbioso “no future” del punk. E poi, ancora su Plant, piomba una grave disgrazia: muore, per un virus intestinale, suo figlio di 5 anni. Vengono annullati vari concerti, mentre il batterista John Bonham (batterista) è impaludato nell’alcol e il Jimmi Page (chitarrista) nella droga.

Tutto ciò accade intorno al 1977. Per alcuni anni il gruppo di ferma e solo due anni dopo riescono a ricostituirsi, soprattutto grazie all’impegno del bassista John Paul Jones.
Ci provano. E per qualche mese le cose non vanno male. Nel giugno del 1980 però Bonham, durante un concerto, crolla sul palco per malore. Da lì in poi è tutto un faticoso e inutile tentativo di rimetterlo in riga. Arriva alle prove completamente sbronzo. Poi, la sera del 25 luglio, durante una festa, è così ubriaco da non reggersi in piedi: lo mettono a dormire in una stanza e lo ritrovano morto. Questo segna la definitiva fine del gruppo.
Potremmo semplicemente annotare che le disgrazie fanno sostanzialmente parte della vita, che bere e drogarsi (si sa) non fanno bene, e che il successo è difficile da gestire.

Alle accuse ribatte il tecnico del suono: Eddie Kramer. Egli sostiene semplicemente che sono ridicole baggianate. Per quale diavolo di motivo avrebbero dovuto passare tanto tempo in studio per fare una roba così imbecille? Direi che la faccenda potrebbe chiudersi così.
La questione sfuma e rimane nell’ambito della leggenda metropolitana. Un dato di fatto rimane, ben più interessante: la band passò l’intero 1975 fuori dalla Gran Bretagna, per sfuggire al fisco inglese e registrarono il loro settimo disco in Germania, per sfuggire al fisco americano.
Se l’evasione del fisco è satanica, l’Italia non è un Paese ma una setta nera.

Per approfondire: Andrea Ian Galli Led Zeppelin

Maurizio Teroni

Sono' nato a Genova nel 1967, dove mi sono laureato con Edoardo Sanguineti, con la tesi "Giorgio Manganelli: inferni linguistici". Ho pubblicato racconti per le riviste "La rosa purpurea del Cairo", "Passaggi", "Il Maltese", "Erewhon" e saggi letterari per le riviste "L'immagine riflessa" e "Studi Novecenteschi"; nel 2011 "Il limo" (romanzo); nel 2021 "Di donne e d'altri guai" (racconti). Lavoro come insegnante di Letteratura italiana e Storia.

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