Hitler, Mussolini, Stalin visti da Jung

Nell’ottobre del 1938 Carl Jung viene intervistato dal giornalista H.R. Knickerbocker. L’argomento trattato è un’analisi di Hitler, Mussolini e Stalin.
La prima domanda che viene posta è curiosa: cosa farebbero i tre dittatori se venissero rinchiusi in una cella con solo un pezzo di pane e una brocca d’acqua? Come reagirebbero? Chi avrebbe, dei tre, la meglio?
Innanzitutto, Jung esclude che arriverebbero a un compromesso, del tipo “dividersi il poco pane a disposizione”. Quindi annota che, nelle antiche civiltà, vi erano due tipi di uomini di potere: il più prepotente e lo stregone, il primo caratterizzato dalla forza fisica e dal sapersi imporre con la brutalità, il secondo capace di dominare gli altri attraverso il potere magico. Tra i tre, Mussolini e Stalin appartengono alla prima categoria; Hitler alla seconda. Hitler era una sorta di stregone che riusciva a ipnotizzare il popolo; gli altri due lo dominavano. L’ipotesi di Jung è che Hitler si escluderebbe sdegnato dalla lotta, mentre Mussolini e Stalin si azzannerebbero per il pane, e Stalin avrebbe la meglio, essendo, dei tre, il più prepotente.

Quando parliamo di un dittatore...

Quando parliamo di un dittatore, osserva Jung, vi è una regola fondamentale da non dimenticare: il dittatore è un perseguitato che si trasforma in persecutore. Il dittatore ha vissuto condizioni di persecuzione, e così il suo popolo, che proietta in lui il bisogno di rivalsa. In questo senso, sia Hitler sia Mussolini hanno saputo cogliere il bisogno di rivalsa dalle umiliazioni dei loro popoli. Stalin, a differenza, ha riempito il vuoto di potere lasciato dal suo predecessore Lenin, ma se ne è accaparrato in modo predatorio, eliminando i concorrenti. Eppure tra Hitler e Mussolini, osserva Jung, vi è una netta differenza psicologica: Hitler fu una sorta di sciamano, che seppe trasformare il suo progetto politico in qualcosa di simile a una religione; Mussolini un capo-popolo, ma un uomo dalla figura massiccia e prestante.

Osservando Hitler e Mussolini

In occasione della visita di Mussolini a Berlino, Jung ebbe occasione di trovarsi a breve distanza dai due e poterli esaminare con attenzione.
I due dittatori ammirano entusiasti l’esercito sfilare con il passo dell’oca, e poi la cavalleria, e poi il tamburino a cavallo. Entrambi guardavano lo spettacolo con l’entusiasmo di due bambini. Mussolini ride e batte le mani. Tornato a Roma, introdusse il passo dell’oca anche nell’esercito italiano, come se si trattasse di un bel giochetto estetico, una simulazione di Hitler, un modo per vedere anch’egli poter sfilare i soldati come marionette.
Ma ciò che osserva Jung è interessante: tra i due, mentre Mussolini risulta tutto sommato umano, anche nel suo entusiasmo infantile, Hitler ha la parvenza di un “manichino di legno ricoperto da un telo, di un automa con la maschera, di un robot, o la maschera di un robot.” Vi era qualcosa di impenetrabile in quell’uomo, e lo fa notare uno che se ne intendeva di psiche. Mentre Mussolini ridacchia felice, Hitler rimane impassibile, quasi imbronciato. Non tradisce umorismo. Sembrava che l’uomo Hitler fosse soggiogato dal robot Hitler.
Jung dice di aver provato una umana simpatia per Mussolini; mentre Hitler gli incuteva semplicemente timore.

Le differenze tra i tre

Mussolini, osserva Jung, risulta essere un uomo ambizioso, ma anche la sua ambizione è umana; egli crede di rispondere ai bisogni del popolo. Egli crede di governare l’Italia, ma la governa limitatamente giacché, in parte, egli è (fu) uno strumento del popolo italiano (e sappiamo la fine che fece).
Le cose non stanno così per Hitler: egli rappresenta (rappresentò) qualcosa di più di una pura funzione politica; rappresentava un’idea, come se egli stesso fosse il rappresentato e rappresentante di un’idea (che Jung rimanda a un forte complesso materno).
In Hitler non vi è una forte ambizione personale, ma qualcosa di oltre. Hitler ha (aveva) una incredibile capacità intuitiva, come se avesse tentacoli nervosi tesi in mille direzioni, che sapevano captare segnali.
Se l’ambizione era forte in Mussolini, ancora più forte era in Stalin, la cui massima ambizione era dominare la Russia, come uno zar.
Ma come? Stalin rappresentava l’anti-zarismo e ambiva allo zarismo!
Jung annota: “Si diventa sempre la cosa che più si combatte”.
E ancora, osserva Jung: presto la Germania dovrà fare i conti con la Russia (siamo nel 1938). E sappiamo come è andata. Ma affondare i denti nella Russia non è una passeggiata. “Nessuno ha mai affondato i denti nella Russia senza doversene pentire; non è un cibo molto appetibile.”

Per approfondire: Jung parla (interviste e incontri)

Maurizio Teroni

Sono' nato a Genova nel 1967, dove mi sono laureato con Edoardo Sanguineti, con la tesi "Giorgio Manganelli: inferni linguistici". Ho pubblicato racconti per le riviste "La rosa purpurea del Cairo", "Passaggi", "Il Maltese", "Erewhon" e saggi letterari per le riviste "L'immagine riflessa" e "Studi Novecenteschi"; nel 2011 "Il limo" (romanzo); nel 2021 "Di donne e d'altri guai" (racconti). Lavoro come insegnante di Letteratura italiana e Storia.

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