Breve storia del parto

Parto scimmiesco e umano: le differenze

Non è esatto dire che l’essere umano deriva dalla scimmia. Possiamo invece affermare che l’essere umano e la scimmia hanno probabilmente un essere primigenio in comune, il quale poi si è evoluto in varie specie di scimmie e nella razza umana.
Se compariamo però il parto, noteremo notevoli differenze: il parto di uno scimpanzé è molto più semplice rispetto a quello umano. La sua testa è di dimensioni più adatte all’osso pelvico materno. I dolori e i rischi della mamma scimpanzé sono decisamente inferiori rispetto alla mamma umana. Durante il parto, lo scimpanzé non deve fare nessuna rotazione: nasce con gli occhi rivolti alla madre. Negli australopitechi (che possiamo definire la prima evoluzione dalla scimmia all’uomo), il piccolo doveva girarsi una sola volta all’inizio del parto.

L'essere umano nasce prematuro

La femmina “erectus” (ovvero il secondo gradino dell’evoluzione umana, dopo l’australopiteco), muovendosi appunto in modo eretto, aveva modificato il proprio osso pelvico e doveva fare nascere figli con un cervello più grande. Quindi il parto si fece più complesso. Ancora più complesso si fece nel caso dei “sapiens” (ovvero noi): le rotazioni del nascituro diventarono tre.
Se un primate avesse il cervello delle dimensioni di un “sapiens”, la madre dovrebbe avere una gestazione di 18 mesi, mentre la nostra dura appena 9. Questo significa che i cuccioli di uomo nascono in modo prematuro. In sostanza, un nostro neonato è un feto non ancora sviluppato, ovvero non ancora autonomo. Noi raggiungiamo l’autonomia in molti anni (come abbiamo già trattato in “La teoria della fetalizzazione”). Questo accorgimento di nascita prematura è probabilmente avvenuto perché una gestazione troppo lunga avrebbe reso il parto letale per la madre. È inoltre possibile che questa pre-natalità comporti un vantaggio a livello evolutivo: il cervello del neonato, fuori dal grembo materno, sarebbe così in grado di assorbire una elevate quantità di informazioni.
Nasciamo insomma con ottime potenzialità, ma solo pochi casi ne fanno buon uso.

Maurizio Teroni

Sono' nato a Genova nel 1967, dove mi sono laureato con Edoardo Sanguineti, con la tesi "Giorgio Manganelli: inferni linguistici". Ho pubblicato racconti per le riviste "La rosa purpurea del Cairo", "Passaggi", "Il Maltese", "Erewhon" e saggi letterari per le riviste "L'immagine riflessa" e "Studi Novecenteschi"; nel 2011 "Il limo" (romanzo); nel 2021 "Di donne e d'altri guai" (racconti). Lavoro come insegnante di Letteratura italiana e Storia.

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