Caligola

Caligola (il nome per esteso è Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico, Caligola è un soprannome), pensarlo a 2000 anni di distanza, risulta un personaggio inquietante e comico. È il classico bravo ragazzo cresciuto in un’ottima famiglia, educato, galante, ricco di talenti e aspettative. Qualsiasi professore lo avrebbe definito “un eccellente alunno”. Ogni prete lo avrebbe voluto come chierichetto.
Svetonio dice di lui che da ragazzo “riuniva, ad un grado che nessuno mai raggiunse, tutte le qualità di corpo e di spirito: una bellezza e un valore senza paragoni, doti superiori dal punto di vista dell’eloquenza e della cultura, sia greche, sia latine, una bontà straordinaria, il più vivo desiderio e la decisione meravigliosa di conciliarsi la simpatia e meritarsi l’affetto degli uomini.”
Poi diventa imperatore. Per un anno si comporta egregiamente: è stimato dal senato, onorato dai militari, amato dal popolo. Accade però qualcosa di strano: a un certo punto, si trasforma in una belva. Vediamone alcuni simpatici dettagli.

Sospetto bipolarismo

Fa avvelenare l’imperatore Tiberio, suo padre adottivo. Avvelenatolo, mentre era ancora vivo, lo strozza con le proprie mani. Uno schiavo però ha assistito alla scena. Che fare? Nel dubbio, lo fa crocifiggere.
Al funerale di Tiberio, tiene un discorso strappalacrime, piangendo egli stesso.
Ogni volta che c’era un’occasione pubblica, appariva come un uomo eticamente irreprensibile. D’altronde offriva spesso spettacoli gratis per la folla, facendo illuminare tutta la città e spandendo doni ai più poveri. Non solo: nelle occasioni ufficiali appariva di una umiltà e modestia invidiabili, rifiutando gli elogi dei poeti o di qualsiasi leccapiedi.
Ma ecco di nuovo il Mister Hide spuntare: la notte dorme poco, dorme male e, in quei brevi sonni, produce incubi. Vaga agitato per i lunghi corridoi del palazzo e tutto contribuisce a infittire le sue paranoie. In queste notti in bianco pensa, e pensa troppo. Vede ombre, fissa fantasmi, ipotizza nemici, trappole, congiure.

La follia al potere

Fisicamente è bello, ma gli pare di essere troppo alto e sproporzionato. Soffre di calvizie precoce. Basta che qualcuno lo fissi troppo, per essere immediatamente fatto fuori.
Tuttavia è strano: lamenta una diffusa mancanza di buona educazione. Per esempio costringe il suocero ad tagliarsi la gola perché si è rifiutato, essendo vecchio, di accompagnarlo in un viaggio.
Diffida di tutti: fa sterminare buona parte di chi lo aveva appoggiato.
È parsimonioso: per risparmiare sui pasti, dà in pasto i prigionieri alle bestie feroci.
Si mostra democratico: nello sterminio non bada al censo sociale. Alcuni patrizi, solo per aver criticato i suoi spettacoli, vengono fatti segare a metà.
Vanta inoltre un notevole senso dell’umorismo: costringe i padri ad assistere all’esecuzione dei propri figli, e intanto fa battute spronandoli a ridere.
Meticoloso: ordina di fare letteralmente a pezzi un senatore e si dice soddisfatto solo quando ne vede le trippe gettate ai suoi piedi.

Troppi nemici sono un pericolo

Né si può negare sia un ottimo commensale: durante un banchetto, di colpo si mette a ridere. Due consoli gli chiedono il perché e lui risponde che ride pensando che, con un semplice gesto, potrebbe farli sgozzare all’istante.
È un esteta: invita a cena le coppie illustri e costringe le mogli, con i mariti presenti, a sfilare davanti a lui. Le più belle le porta a letto.
Però ha anche un difetto: esagera. Esagera e si fa troppi nemici e, soprattutto, rischia di distruggere l’economia dell’Impero.
Così, una sera, una congiura ne decretò la morte. Accadde mentre assisteva annoiato a un ennesimo spettacolo. Secondo alcuni con due gladiate: una tra le clavicole e una secca in pancia; secondo altri con un fendente che gli fracassò la mascella e poi, una volta a terra, finendolo con pugnalate ovunque, soprattutto nei genitali, dove si concentrava – evidentemente – l’odio di tanti.
Era il 24 gennaio del 41. Aveva 29 anni. Possiamo definirlo un genio sprecato.

p.s.: quando si sparse la notizia della sua morte, le folle si prostrarono in scene di pianto e di dolore; anche i barbari, nemici, rispettarono il lutto e concessero una tregua.

Va precisato che gran parte degli aneddoti su Caligola potrebbero essere un’esagerazione, se non una vera e propria menzogna. 

Per approfondire: Svetonio Vite dei Cesari

Maurizio Teroni

Sono' nato a Genova nel 1967, dove mi sono laureato con Edoardo Sanguineti, con la tesi "Giorgio Manganelli: inferni linguistici". Ho pubblicato racconti per le riviste "La rosa purpurea del Cairo", "Passaggi", "Il Maltese", "Erewhon" e saggi letterari per le riviste "L'immagine riflessa" e "Studi Novecenteschi"; nel 2011 "Il limo" (romanzo); nel 2021 "Di donne e d'altri guai" (racconti). Lavoro come insegnante di Letteratura italiana e Storia.

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