Vitaliano Trevisan: letteratura e realtà

La seguente intervista era stata pubblicata nel 2008 su questo stesso sito (chiuso nel 2013 e riaperto nel 2022). Fu realizzata tramite mail. Contattai Trevisan, il quale, molto gentilmente, rispose alle mie domande. Si era firmato: V.

Vitaliano Trevisan (1960/2022) è mancato il 7 gennaio di quest’anno.
E’ sicuramente uno degli scrittori italiani più interessanti. Tra i suoi libri ricordiamo: I quindicimila passi, Il ponte. Un crollo, Works, ma ve ne sono altri, tra cui raccolte di racconti, saggi, testi teatrali, sceneggiature.
Un film, molto particolare e interessante, di cui è sceneggiatore e attore, è Primo amore (regia di Matteo Garrone).

Teroni: “Comincio con una domanda a bruciapelo: secondo lei, realtà e letteratura sono due mondi distinti e contrapposti?”

Trevisan: “Assolutamente no. Direi complementari. Una cosa da non fare è però mischiare, cosa in questo momento molto di moda, il reportage giornalistico (indagine) con la fiction. In questo senso considero Gomorra (libro film e quant’altro) un prodotto estremamente dannoso. Cito Gomorra come esempio – eclatante- di un filone che impesta tutta la letteratura mondiale e italiana in particolare.”

Teroni: “Ritiene che un libro, per quanto profondo e sconvolgente, possa effettivamente incidere nella realtà?”

Trevisan: “Certamente sì. Bisogna però premettere che quando si parla di realtà si intende sempre percezione della realtà.”

Teroni: “Sembrerebbe che, almeno in Italia, la finzione mediatica abbia preso il sopravvento: si vive di modelli televisivi o cinematografici. Youtube, tele-corteggiamenti, tele-vite private… Secondo lei da cosa dipende questo?”

Trevisan: “Non solo in Italia. Il rimbecillimento del pubblico è perseguito con grande determinazione: più si rimbecillisce più ci si avvicina al modello di consumatore perfetto.”

Teroni: “Nei suoi testi, la realtà è dominata da un’angoscia senza scampo. In tanti grandi autori contemporanei (penso a McCarthy, Saramago, e lei) domina uno scenario apocalittico. Secondo lei perché ritorna così spesso nei romanzi o nei film questo clima di crisi, di fine?”

Trevisan: “Ci si confonde sempre quando si parla di fine del mondo. Perché dovrebbe essere un evento immediato e di breve durata? È un po’ come morire: ci si mette un sacco di tempo, a volte.”

Teroni: “Quando scrive un libro e lo pubblica, si sente addosso, in qualche modo, la responsabilità dei possibili effetti (buoni o cattivi) delle sue parole?”

Trevisan: “Avendo un grande rispetto per il lettore, non penso mai ai lettori.”

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