Edoardo Sanguineti: il dizionario

Una breve premessa

Questa intervista è stata realizzata nel 2009 e pubblicata sul giornale “Il Mattino” di Napoli
Viene pubblicata dietro concessione dell’autore. 

Edoardo Sanguineti (Genova: 1930/2010) è uno dei maggiori intellettuali e autori del Novecento. Tra le sue numerose opere, ricordiamo: Laboriuntus, Postkarten, Novissimum Testamentum, Il gatto lupesco (poesie); Capriccio italiano, Il giuoco dell’oca (romanzi); Ideologia e linguaggio, Guido Gozzano, Dante reazionario, Il chierico organico (saggi); Le Baccanti, Fedra, La tragedia di re Lear (traduzioni).

Guido Caserza (Genova 1960) è autore e critico letterario. Tra le sue opere ricordiamo: In un cielo d’amore, Primo romanzo morto, I 20 di Auschwitz (prosa); Allegoriche, Malebolge, Resto due (poesia).

Introduzione

«OGNI GIORNO VAGISCONO neonati verbali e, fattosi l’italiano lingua parlata con sempre maggior vigore, diventata vivente e vivace oralità da morto e mummificato coacervo di testimonianze scrittorie qual era, destinate in essenza alla pagina muta, l’accelerarsi della produzione onomaturgica è diventato vertiginoso.»
Così scriveva Edoardo Sanguineti, nei Prolegomena al Supplemento 2004 del Grande Dizionario della Lingua Italiana di Salvatore Battaglia. Un lustro dopo, la casa editrice UTET ha riaffidato alla direzione di Sanguineti il nuovo supplemento: un volumone di 867 pagine, 4 chili di parole, fra neologismi, nuove accezioni e retrodatazioni, la maggior parte delle quali derivanti dall’archivio di Sanguineti, costituito da più di settanta mila schede, scatoloni di foglietti con attestati passi di romanzi, versi di poesie, brani di articoli giornalistici.
Basta sfogliare questo nuovo Supplemento 2009 per saggiarne la ricchezza delle fonti: dal mondo dei telefonini ecco il verbo “messaggiare”, dal gergo giovanile il lemma “fulminato” a intendere, in nuova accezione, un individuo stordito, dal Web deriva “freeware”, software fornito gratuitamente, mentre l’emergenza rifiuti arricchisce il Battaglia con il termine campano “zuzzimma”, dialettale per sporcizia, sudiciume.
Gergalismi, tecnicismi, termini dialettali premono dunque alle porte e trovano accoglienza nel lustro Battaglia, che fu in origine dizionario di eminente discendenza letterario-umanistica, rampollo del Tommaseo quanto a predilezione per le fonti letterarie.

Intervista

Il dizionario si trasforma

Caserza: Professor Sanguineti, com’è cambiato il concetto di dizionario in questi anni?

Sanguineti: Innanzitutto dobbiamo considerare che la nostra lingua sfugge oramai a qualunque regolamentazione e per questo motivo le fonti della raccolta lessicografica non possono più essere selezionate a priori. I dizionari di ieri approdavano inoltre a una conclusione, terminavano con la parola zuzzurellone, che funzionava come punto fermo, termine di un discorso. Tra la A e lo zuzzurellone era conchiuso tutto il mondo di ieri. Oggi il Devoto-Oli attesta che la nostra lingua finisce con la voce onomatopeica “zzz” e io aggiungerei che alla lessicografia non si possono porre più limiti.

Caserza: Dal dizionario chiuso a quello aperto dunque?

Sanguineti: La vertiginosa proliferazione di parole fa sì che il dizionario di tradizione umanistica possa considerarsi defunto, se non nelle sue versioni ad uso scolastico e familiare. D’altra parte, l’utopia di rispecchiare la totalità della lingua è oggi divenuta impossibile. Per intanto io suggerisco due soluzioni: l’apprestamento di un deposito ancora cartaceo, ma sorretto da un aggiornamento perpetuo di schede supplementari, oppure il ricorso ai cyber dizionari, aperti a una perenne rimanipolazione in tempo reale, con integrazioni e correzioni firmate da un gruppo di responsabili.

Dal Battaglia a Wikipedia

Caserza: Sul modello di Wikipedia, la celebre enciclopedia on line?

Sanguineti: Sì, ma solo per questa strategia di perenne integrazione. Per il resto, il modello Wikipedia è del tutto inattendibile e in qualche modo arbitrario, proprio per la mancanza di un gruppo di responsabili che verifichino e attestino le fonti.

Caserza: Sono passati 48 anni dall’uscita del primo volume del Battaglia. Com’è cambiata la lingua italiana in questo periodo?

Sanguineti: Oggi la nostra idea di lingua è totalmente remota da qualsiasi ortodossia od esemplarità. È cambiato l’uso, la tv ha fatto gli italiani, rendendo comune l’impiego della lingua con una scolasticizzazione infinitamente più forte, da cui gli entusiasmi per questa ricchezza comunicativa o le deplorazioni per il degradarsi dell’italiano.

Caserza: E lei condivide queste deplorazioni?

Sanguieneti: Non credo che la lingua si sia impoverita; alcuni usi si sono accresciuti, altri sono decaduti. Direi piuttosto che, pure nel forte aumento di comunicazione generale, la cultura di base è piuttosto scarsa. Per molto tempo una élite culturale forniva un’apertura relativamente ampia, ma questo linguaggio, di ascendenza borghese e letteraria, di fronte all’avvento di una comunicazione di massa, ha perso i suoi criteri di selezione. D’altra parte con l’ingresso dei linguaggi gergali e settoriali nella lingua italiana è possibile che anche la scrittura verrà modificata. A titolo di esempio, vorrei ricordare che, se non ci fosse stato il telegrafo e i telegrammi che dovevano essere brevi e allusivi, non sarebbe mai nato il futurismo.

La lingua è quella in uso

Caserza: La televisione come l’Arno della nuova lingua?

Sanguineti: No, perché questo significherebbe farne un modello imperativo.

Caserza: Il discrimine resta dunque quello dell’uso?

Sanguineti: Sì, e per questo considero la Grammatica italiana di Luca Serianni, pubblicata da UTET, la più bella grammatica della nostra lingua, perché fondata non già sulla normatività, ma sulla descrizione degli usi, ovvero sul prevalere di un uso sull’altro.

Caserza: Da quali settori proviene il numero più cospicuo di neologismi?

Sanguineti: Non è così scontata la risposta. Direi che, nel complesso, le voci nuove sono prodotte da scienze sempre più specializzate. Molti termini derivano dal vocabolario finanziario, ma se consideriamo il linguaggio medico, quello informatico, o quello antropologico, ci accorgiamo che non è più possibile porre dei confini. Se poi pensiamo al linguaggio dei media, vediamo facilmente come il patrimonio lessicale cresca vertiginosamente: da pro jihad a pro arabo, per arrivare a un pro dio di questi ultimi giorni, a ogni istante dovremmo aggiungere una nuova parola. Si dice che ogni giorno muore una lingua. Ribatto che ogni giorno ne nasce una nuova, perché quello che chiamiamo inglese è oggi formato da cento lingue diverse, l’italiano stesso è ormai un insieme di diversi idiomi, per non dire che, al limite, ognuno ha una sua lingua.

Maurizio Teroni

Sono' nato a Genova nel 1967, dove mi sono laureato con Edoardo Sanguineti, con la tesi "Giorgio Manganelli: inferni linguistici". Ho pubblicato racconti per le riviste "La rosa purpurea del Cairo", "Passaggi", "Il Maltese", "Erewhon" e saggi letterari per le riviste "L'immagine riflessa" e "Studi Novecenteschi"; nel 2011 "Il limo" (romanzo); nel 2021 "Di donne e d'altri guai" (racconti). Lavoro come insegnante di Letteratura italiana e Storia.

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