Crisi economica

Una breve introduzione

Suppongo che anche il più reazionario dei reazionari sia disposto ad ammettere che la situazione economica sia, in questi ultimi vent’anni, peggiorata, e peggiorata soprattutto per i lavoratori dipendenti (il cosiddetto ceto piccolo/medio borghese), per non parlare dei disperati sfruttati in modo schiavistico. Tutte quelle belle parole come “borghese”, “proletario”, “capitalismo” così passate in disuso. Ma che le parole passino in disuso non è sempre un caso. Non è un caso, per esempio, che da anni i mezzi di informazione definiscano il capitalismo non più capitalismo, ma “market system” (sistema di mercato), il che suona un po’ meno feroce, quasi bastasse cambiare una parola per occultare la realtà.

Una panoramica generale

Un dato brutale basti: metà della ricchezza mondiale appartiene all’1% della popolazione (dati OCSE del 2012). E probabilmente la situazione è al presente peggiorata. Se guardiamo solo al XX secolo, il dato più ottimistico risaliva al 1979, quando l’1% della popolazione deteneva il 19,9% della ricchezza.
Nel 2012 il 50%… Nel 2018, in Italia (dati de “Il sole 24 ore”, non de “Il Manifesto) il 20% dei più ricchi detengono il 72% dell’intera ricchezza nazionale 
E direi che tra Covid , guerre e varie, la situazione abbia preso una piega nettamente più dura.
Bene! Come è potuto accadere questo? Semplice: qualcuno lo ha voluto.

Scelte politiche

I governi europei (per attenerci all’Europa) hanno iniziato un feroce attacco a tutto ciò che suonasse equo. Ringraziamo il governo Thatcher per l’impegno a smantellare i sindacati; il governo Mitterand che si è impegnato a favorire le speculazioni finanziarie; il governo Schröder che diede un duro colpo ai salari. In Italia, grazie alle leggi Treu (1997), Maroni-Sacconi (2003), Fornero (2012), Renzi (2014-15), tutte mirate all’accrescimento del precariato, rendendo così i lavoratori dipendenti arresi alla continua minaccia del contratto a termine. Grazie signori, grazie… e avete pure fatto finta di piangere, dicendo che era necessario.

Eppure qualcosa non torna

Però c’è un paradosso in tutto questo. Il sistema capitalistico, per vendere, ha bisogno di acquirenti. Henry Ford lo aveva ben capito: se gli operai e compagnia hanno un salario decente, possono permettersi di comprare auto e tutto il resto, alimentando il sistema. Ma oggi qualcosa si è inceppato.
Ci sono stati una serie di elementi che hanno portato a tutto questo, sintetizzabili in due punti: 1) abbassamento dei costi di produzione, abbassando i salari; 2) il potere delle macchine.
Il resto è stato tutto un precipitare inarrestabile, o apparentemente inarrestabile.

Delocalizzazione

L’abbassamento dei costi di produzione è il classico caso del cane che si morde la coda, quando, attenzione, il cane che si morde da sé è il dipendente, mentre il padrone aumenta a dismisura i guadagni. La catena di supermercati Wallmart (dal nome della famiglia Walton, che detiene la maggioranza del capitale) ha puntato tutto sulla vendita di prodotti a basso prezzo, acquistandoli in paesi emergenti, dove il costo del lavoro è da fame. Questo ha provocato, apparentemente, un vantaggio per gli acquirenti, che possono comprare a ottimi prezzi, ma parallelamente essi scivolano in una centrifuga inarrestabile, perché, mentre pagano prezzi bassi, guadagnano meno e subiscono la concorrenza di loro simili, ma lontani, che lavorano per una miseria livellando il tutto verso la miseria. Per cui, lo sfruttamento del lavoratore, negli anni, è passato dai paesi poveri a quelli ricchi, in un gioco al ribasso. È la cosiddetta “delocalizzazione”: stipendi più bassi, ferie garantite minime, condizioni sindacali azzerate. Guardatevi intorno: è sempre più chiaro il gioco.

Automatizzazione

E poi l’introduzione delle macchine. Anche questo è evidente. Basta andare in banca, allo sportello autostradale, al supermercato, per vedere come il lavoro umano stia svanendo. C’è addirittura chi sostiene che, con internet, si impari meglio che a scuola. E anche la didattica potrà così essere automatizzata.
Chiaro che la concorrenza con una macchina è persa da principio! Per esempio: attualmente, negli stabilimenti di assemblaggio finale, un’auto di media cilindrata viene costruita in 8/10 ore; fino a pochi anni fa era necessario il triplo del tempo. Una macchina per raccogliere cotone compie in un’ora il lavoro di cento raccoglitori umani. E poi il resto: scavatrici, autocarri, betoniere… tutto automatizzato; tutto senza l’ombra di un uomo. Anche se un uomo c’è: a distanza, le teleguida.
E anche qui il paradosso: tutti godiamo della automatizzazione, tutti scivoliamo, uno ad uno, verso l’ignoto.

Per approfondire: Luciano Gallino Il denaro, il debito e la doppia crisi

Maurizio Teroni

Sono' nato a Genova nel 1967, dove mi sono laureato con Edoardo Sanguineti, con la tesi "Giorgio Manganelli: inferni linguistici". Ho pubblicato racconti per le riviste "La rosa purpurea del Cairo", "Passaggi", "Il Maltese", "Erewhon" e saggi letterari per le riviste "L'immagine riflessa" e "Studi Novecenteschi"; nel 2011 "Il limo" (romanzo); nel 2021 "Di donne e d'altri guai" (racconti). Lavoro come insegnante di Letteratura italiana e Storia.

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