Storie sentite – n° 2 (I bar dei cinesi)

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Com’è possibile che in Italia i bar, con crescente evidenza, siano gestiti dai cinesi?
I dati li danno al 33% a Milano e non credo si discostino troppo nelle altre città italiche.

Nulla di male, chiaro, che a servirti caffè e cornetto sia un cinese. Figuriamoci! Siamo in democrazia, grazie a Dio. Siamo in regime di libero mercato. Anzi, è arricchente questo scambio culturale. E i bar sono il luogo ideale per conoscere gente nuova e diversa.
Nulla di male, quindi. Solo curioso. Curioso che, uno ad uno, con un effetto a domino, le gestione dei bar si stia così trasformando.
Scambio due chiacchiere con un amico che gestisce un bar. Nemmeno lui sa spiegarselo. Mi racconta però che, da anni, a scadenza periodica e con una certa puntualità, viene a fargli visita una signora cinese. Si presenta gentile, tranquilla e, senza girarci troppo attorno, gli fa la sua proposta: «Quanto vuoi per questo locale?»
Lui non ha intenzione di cedere. È orgoglioso del suo bar. Ci ha messo anni a organizzarlo come voleva lui e a farlo funzionare. Non ha fatto i milioni. Tra l’altro, in questi tempi di crisi, è sempre più difficile far tornare i conti. Semplicemente, gli piace ciò che fa.
Però, così, quasi per curiosità, lancia la sua proposta e butta lì una cifra. Alta. Ogni volta più alta. Ben superiore al valore stimabile del locale. Qualcosa come il doppio.
La signora cinese, senza innervosirsi o protestare, con cortesia anzi, gli fa notare che l’anno passato la cifra era ben più bassa.
Lui fa spallucce. A dire: è così. La signora cinese allora si assenta per qualche minuto, poi torna e dice che va bene. Propone semplicemente un leggero sconto. E lui dice che ci penserà, poi rifiuta di nuovo.
Ma non sa dire ancora per quanto resisterà. La proposta comincia a fargli decisamente gola. Solo non si spiega da dove vengano tutti qui soldi, secchi, in contanti, a pacchetti di banconote, senza fidi, mutui, cambiali.
C’è chi dice che i cinesi siano estremamente solidali tra loro, e si aiutino con tanti piccoli prestiti, una sorta di catena di Sant’Antonio. C’è che dice che quelli siano soldi riciclati e chi prende in gestione un bar sia semplicemente un debitore. C’è chi dice che il governo cinese conceda grossi prestiti a bassi interessi per investimenti considerati discretamente fruttuosi. C’è chi dice che non sa né si possa sapere né si saprà mai. Per quanto lampante, rimane un enigma.
Sia chiaro tuttavia che tutte le illazioni dietrologiche che si possono fare puzzano di meschinità. Mai dimenticarci che la propaganda del Partito Nazionalsocialista, guidato da Hitler, ha fondato il proprio successo esattamente su questioni simili, mirando, in quel caso, non sui cinesi, ma sugli ebrei. È facile, è carognesco, è vile sobillare contro un popolo, qualunque esso sia. È pericoloso. È un pensiero da prendere con tutte le dovute cautele nell’attimo stesso in cui affiora nella nostra mente.
Anni fa ebbi occasione di passare una serata con un cinese. Simpaticissimo. Bevemmo e fumammo insieme. Gli ho chiesi che idea si fosse fatto degli italiani. Lui, molto garbatamente, disse che gli sembravamo persone a cui piace prendersela comoda.
E non gli si può dar torto. A noi italiani piace stare al bar, sorseggiare una birra leggendo la Gazzetta dello Sport o il Corriere della Sera, e intanto disquisire di calcio o di politica. Ci piace anche parlare di rivoluzione, fermo restando che rimandiamo il tutto a domani. E i cinesi hanno forse semplicemente capito che i bar in Italia funzionano. Buon per loro che hanno voglia di darsi da fare.

[Autore: Maurizio Teroni]

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