Se lo dice Natalia Aspesi…

natalia aspesi

Alessandro Baricco è uno dei più noti autori italiani. Ha scritto romanzi che hanno scalato le classifiche di vendita, libri di cui sono stati tratti film di successo, ha fondato la Holden, prestigiosa scuola di scrittura, da cui è nata anche una casa editrice, è adorato da migliaia di fan. E io non metto in dubbio che tutto questo sia meritevole, sacrosanto e giusto.

Da pochi giorni è uscito nelle sale il suo primo film, Lezione 21, essendo Baricco anche regista, oltre che un “seducente cinquantenne”, come annota Natalia Aspesi in “La Repubblica” di lunedì scorso 13 ottobre.
Quello che intendo qui affrontare non è l’opera di Baricco, ma appunto l’articolo della Aspesi, che è una delle editorialiste più accreditate di uno dei giornali più noti d’Italia. La signora Aspesi ha scritto un articolo recensione sul nuovo film di Baricco. Articolo che occupa un’intera pagina, mentre l’intera pagina a fianco è occupata dall’articolo dello stesso Baricco. L’articolo di Natalia Aspesi è una favolosa sviolinata sul film Lezione 21, la cremeria di Ranieri, una giravolta di termini altolocati che tinteggiano “una specie di parabola onirica piena di personaggi fiabeschi vestiti benissimo dal costumista zeffirelliano”, ci vorrebbe la erre moscia per leggerlo come si deve, (provate)   “il film si rivela interessante, curioso, fiabesco, addirittura divertente, con bellissime immagini, ottimi attori anglosassoni”.
A tutto questo baricchiano volo incantato, in cui l’arte si arpeggia sublime, si oppone la misera ciurma degli invidiosi di un autore “talvolta sottovalutato anche ferocemente da colleghi e critici”.
Insomma, la Aspesi tira le orecchie a chi ha osato criticare i libri di Baricco. Cito: “c’è da demolire non un romanzo di Baricco, su cui molto si sono già esercitati altri scrittori non solo sfigati ma anche di chiara fama”. Eccola, un esempio perfetto di democrazia aspesiana: viene divisa la letteratura italiana in scrittori “sfigati” e scrittori “di chiara fama”. Qui la signora rivela una visione elitaria da far venire la gastrite ai santi. Vorrei sapere cosa intende, questa qua, per scrittori sfigati. Vorrei sapere chi decide che uno scrittore sia sfigato o no. Evidentemente, lei lo sa bene. Evidentemente, secondo la Aspesi, Baricco non si può criticare, e chi lo fa, lo fa per invidia.
Il libro di antologia che uso in classe si apre con un racconto di Baricco. Esce un suo film, due pagine su “La Repubblica”. Esce un suo libro, recensione a schiovere. Baricco da Fazio, Baricco di qua, Baricco di là, e questo non di dice e questo non si fa. Eppure, secondo la Aspesi, questo non basta. È poco! In Italia siamo ingiusti verso questo scrittore fenomenale. Facciamogli un monumento, mettiamo la sua foto in tutte le classi d’Italia. Diciamocelo: Dante, rispetto a Baricco, è un quaquaraqua.
Ma il tocco più delizioso dell’articolo della Aspesi arriva sul finale, quando, riallacciandosi all’apertura, chiude così: “si teme che i musicologi, che pur conoscono e forse invidiano la cultura musicale di Baricco, provocheranno diatribe e polemiche, per non parlare dei  normali cinquantenni giovanilismi, furibondi”.
Non lo dico… me lo tengo in gola.

[Autore: Maurizio Teroni]

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