Rotatorie

rotatorie

Pare che, per ogni rotatoria, i comuni ricevano dei finanziamenti europei perché pare che la funzione fondamentale delle rotatorie sia rendere il traffico più agevole, quindi evitare gli intasamenti, quindi limitare l’espulsione di gas di scarico. La funzione fondamentale delle rotatorie è quindi ecologica. Una cosa è certa: le rotatorie sono tante, sono ovunque, sono in aumento; stanno facendo fuori, uno ad uno, tutti i semafori.

Il semaforo, in sé, ha un retrogusto autoritario, ammettiamolo. Decide quando devi fermarti e quando puoi passare. Non va molto per il sottile. Ha una struttura elementare, fatta di sì o no. Facile.
La rotatoria invece è democratica. Si affida alla buona coscienza dell’autista e presuppone che egli conosca e rispetti le regola a cui si attiene: chi viene da destra ha il diritto di precedenza. Prevede inoltre cautela, rispetto della velocità, riguardo per il prossimo e un generico senso civico.
Certo, anche il semaforo presuppone il rispetto di una regola; si tratta tuttavia di una regola che non dà adito a grossi fraintendimenti; a differenza della rotatoria, che è più flessibile, meno chiara. Quindi fatalmente rischiosa. Eppure i dati parlano chiaro: le rotatorie hanno abbassato le percentuali degli incidenti. Per cui, ben vengano.
Ho l’impressione però, almeno per ciò che vedo, almeno per ciò che accade nel nostro Paese, che la rotatoria vada a incidere enormemente sulla norma non scritta ma dominante in Italia, e cioè che il più prepotente vince. Il più prepotente vince e schiaccia il più debole, e il più debole, nello specifico italico, è chi (per senso civico o per un generico senso del timore) si attiene alle regole. Chi si attiene alle regole passa sempre per coglione, e non passa in rotatoria. Chi passa in rotatoria è chi se ne fotte, chi se ne approfitta del coglione di turno, il quale (povero idiota) rallenta, guarda di qua e di là, si addentra con circospezione e, quando si trova per disgrazia il prepotente che sfreccia col suo carico di menefreghismo, è costretto a fermarsi, ad arrendersi. E beccarsi pure un insulto. Già, perché spesso, oltretutto, il prepotente avanza alla guida di qualcosa che non è propriamente un’auto, ma una specie di camion confezionato da auto. Per cui, alla peggio, vince lui.
Sì sì… poi prenderà una multa (che riuscirà in qualche modo a non pagare) poi gli verrà tolto qualche punto sulla patente (che scaricherà sulla patente del nonno) poi la patente gli verrà sequestrata (e continuerà a guidare). Intanto lui è passato.
Mentre l’altro, se proprio la sfiga lo ha preso di mira, si troverà sotto un metro di terra e una lapide con su scritto: Sono morto. Però avevo ragione!

[Autore: Maurizio Teroni]

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