“Narciso e Boccadoro” di Herman Hesse

Narciso e Boccadoro

In questi giorni ho ripreso fra le mani un libro che avevo letto a scuola esattamente 7 anni fa, Narciso e Boccadoro, pubblicato nel 1930 da Herman Hesse, premio Nobel nel 1945.

La storia vede protagonisti i due giovani del titolo, l’erudito Narciso, capace di scrutare nel cuore degli uomini e votato alla vita religiosa, e l’amico Boccadoro, il ragazzo che presto, e proprio grazie a Narciso, scoprirà la sua vera vocazione e lascerà il convento di Mariabronn. L’autore fa assurgere i due personaggi ad emblemi di logos ed eros, Apollo e Dioniso,scienza ed arte, e si serve delle loro vicende per analizzare il rapporto e la possibile conciliazione delle due istanze. Il tutto in una favola medievale con elementi da romanzo picaresco e di formazione che non possono lasciare indifferenti coloro i quali, proprio come Boccadoro, sono alla ricerca- o alla riscoperta- di sè. Ecco alcune citazioni riguardanti i primi capitoli che mi hanno particolarmente colpito:

– Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparar a vedere ed a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.

-Le nature come la tua, dotate di sensi forti e delicati, gli ispirati, i sognatori, i poeti, gli amanti sono quasi sempre superiori a noi uomini di pensiero. La vostra origine è materna. Voi vivete nella pienezza, a voi è data la forza dell’amore e dell’esperienza viva. […] La vostra patria è la terra, la nostra l’idea. Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto…

– Di vivo e di reale non c’era più nulla fuorchè la sua vita interiore, il battito ansioso del cuore, il doloroso pungolo della nostalgia, le delizie e le angosce dei suoi sogni. A loro apparteneva, a loro si abbandonava.

-Con gli occhi e con le labbra seguì estasiato le ombre delicate, contemplando e baciando; vinta dal fascino, ella rimaneva immobile, con lo sguardo chino e un’espressione solenne, come se in quel momento la sua bellezza si rivelasse per la prima volta anche a lei.

E voi? Vi sentite più Narciso o più Boccadoro?! Per quanto mi riguarda non ho dubbi…

Verso la luce (Inferno – Canto XXXIV)

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