Microracconti (52-57)

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52) Piegato sulla vittima con la mannaia in pugno, pronto a vibrare il colpo, ebbe un evidente attimo di esitazione. Adorava concedere un’ultima speranza.

53) Si sentiva più distesa, ora che si erano chiariti. Tutto quello che fino a quel giorno sembrava un brutto sogno, si dissolveva ora come ghiaccio al sole. Si fissarono. Lui era sulla pensilina, sorridendo immobile. Il capo-stazione fischiò. Le porte si chiusero e il treno partì. I loro occhi si incrociarono per l’ultima volta. In quel preciso attimo, lei capì che aveva sbagliato binario, città, persona.

54) Si stava chiedendo chi fosse quel tizio che gli stava muto di fronte, un attimo prima di rendersi conto che si stava specchiando.

55) «Ma lei è un marziano?» disse al tizio verde, bidimensionale e squamato, alto oltre due metri, con un occhio sulla fronte e una larghissima bocca dai piccoli denti aguzzi, che gli stava perplesso di fronte. «Potrei farle la stessa domanda!» rispose indispettito quello.

56) Per vendicarsi di lui, si fece trovare impiccata nella loro camera da letto.

57) Entrando trovò la casa sottosopra. Armadi, cassetti, portagioielli erano aperti e i contenuti rovesciati in terra. I libri ammucchiati sul pavimento, come se un uragano fosse passato da lì. Lei si aggirava angosciata per casa, in mezzo a quel disastro. Sul tavolo in cucina un biglietto attirò la sua attenzione. C’era scritto: “Torno subito.”

[Autore: Maurizio Teroni]

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Microracconti (37-42)

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