Microracconti (37-42)

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37) Quando il capo del Governo venne accusato di essere implicato in associazione mafiosa, indignato affermò che era l’ora di finirla di paragonare la mafia alla criminalità.

38) Ogni tanto, con le spalle allo specchio, si girava in un lampo per cogliere l’immagine riflessa in fallo. Da un po’ di tempo era convinto di essere un altro.

39) Aspettava il treno brontolando con la gente attorno. Si lamentava per l’assurdo ritardo, sputando fuoco contro le istituzioni e la politica. La gente lo ascoltava perplessa… Era un aeroporto.

40) Aprì le braccia e si lasciò andare ad occhi chiusi dal settimo piano. Precipitava verso l’asfalto duro, ma di colpo, ad una decina di metri dall’impatto, ebbe l’impressione che il vento lo stesse reggendo. Abbassò un braccio leggermente a destra e cambiò direzione. Allora strinse di più le braccia e all’improvviso, con un colpo di reni, risalì. Risalì verso l’alto, verso il cielo. Il cuore gli si riempì di una gioia immensa. Non poteva crederci, eppure volava. Volò sui palazzi, guardando il brulichio della città dall’alto. Ogni tanto virava, sfruttando delle masse d’aria più pesanti. Era fantastico. Allontanandosi dalla città, vide un fitto bosco. Volare sopra gli alberi era incredibilmente piacevole. Sentiva il profumo del bosco riempirgli le narici e i polmoni. Dal bosco, un cacciatore notò quella sagoma volteggiare a una ventina di metri. Imbracciò il fucile, transenne il fiato mirando, e non sbagliò.

41) Lavorava in banca. Raccontando le favole a suo figlio finiva sempre così: “… e vissero felici e contanti!”.

42) Per indurlo al pacifismo lo prese a schiaffi.

[Autore: Maurizio Teroni]

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Microracconti (52-57)

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