La voce del padrone

la voce del padrone

Oggi, in Italia, non c’è qualcuno che governa, c’è qualcuno che comanda.
Non è affatto la stessa cosa.

Chiamare le cose con il loro nome parrà un esercizio formale, ma, in tempi di dissociazione dalla realtà, nominare le cose serve a capirle, forse a svelare ciò che viene occultato nel costante frastuono: sono tornati i padroni.

Come si riconosce un padrone?
Un padrone non governa, poiché non sa né vuole esercitare il governo.
Un padrone non gestisce la cosa pubblica, poiché non sa né vuole gestire.
Un padrone non amministra, poiché non sa né vuole amministrare.

I padroni possiedono, presiedono, comandano.
Parlano con sprezzo, danno ordini, hanno subalterni, mai concittadini. Spesso urlano, comunque hanno sempre ragione.
Per i padroni, se necessario, le leggi e le regole sono ostacoli da rimuovere.
Il parlamento deve essere composto da persone scelte dal padrone per assecondarlo.
La giustizia deve indagare su ciò che decide il padrone, deve perseguire i suoi nemici e proteggere i suoi amici.
I media devono amplificare la sua voce, non contraddirla.
Un padrone non ascolta l’opposizione e neppure la sua maggioranza: la maggioranza è lui.
I padroni decidono chi fa cosa, chi compra chi vende, come, dove, quando.
I padroni non vogliono una scuola che insegni a pensare ma che abitui a obbedire.
Vanno a messa, danno l’obolo e poi, freschi e puliti, vanno a puttane, basta che sia di nascosto.
Mettono le loro segretarie, meglio se bellocce, e i loro assistenti nei posti di importanti.
Mostrano la loro faccia bonaria in ogni situazione, ma sguinzagliano i loro mastini ad azzannare con ferocia chi disturba.

Padrone non si diventa per merito: non dimentichiamoci che il nostro padrone il potere se l’è comprato, un pezzetto alla volta.
L’ Italia è ormai cosa sua: non abbiamo un uomo di Stato, come lui ama dire, semmai lo Stato nelle mani di un uomo.
E rattrista constatare come la maggioranza degli italiani preferisca avere chi la comanda invece di chi la governi, ma questa non è una novità.

Abbiamo avuto cattivi politici, che hanno amministrato male.
Abbiamo avuto cattivi manager, che hanno affossato l’economia.
Disgustati, abbiamo lasciato aperta la porta ai cattivi padroni, che uniscono in una sola figura i difetti delle prime due.

Possano le parole, se non sovvertire la voce del padrone, almeno smascherarla.

[Autore: Maurizio Teroni]

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Se lo dice Natalia Aspesi…

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