La televisione come forma di governo

la televisione

Un sano atteggiamento verso la televisione è quello del mio amico Edo: non ha televisione. Meno saggio, ma comprensibile, è quello di Riccardo: l’ha spaccata! Durante un programma, non so quale giornalista stava spudoratamente tessendo le lodi di non so quale politico e Riccardo, stanco stressato coi nervi a fior di pelle, ha lanciato un piatto dritto in pieno schermo. Forse era meglio ragionarci e venderla. Anche perché la moglie l’ha mandato il giorno dopo a comprarne una nuova.

La televisione è un’arma di distruzione cerebrale di massa. Dopo la prima guerra mondiale e la seconda, Satana ha voluto superarsi, donando alla civiltà questo groviglio di transistor ed elettrodi dalla quale vengono trasmesse senza tregua idiozie. Idiozie e direttive economico-politiche. Idiozie e ipnosi al consumo. Idiozie e realtà spettacolarizzata. Le mente al cospetto della televisione  va in pausa. Non c’è tregua né speranza di sfuggire al banale e ancestrale potere di cui la essa è portatrice.
Non si può non guardare: la sua forza luminosa attira lo sguardo di chiunque. Bambini, adulti o vecchi che siano, tutti rivolgono lo sguardo alle immagini che trasmette. E mentre guardi quelle immagini, ogni tuo pensiero è azzerato.
Nel gran trilogia romanzesca di Lansdale, Drive in, compare a un certo punto un personaggio emblematico: Popalong Cassidy, un uomo che al posto della testa ha una TV. È la paurosa rappresentazione del potere televisivo.
La televisione è un dittatore liberal: offre una spudorata illusione di libertà, nel momento stesso in cui la nega. Il telecomando è il simbolo del tuo potere di consumatore, potere fittizio, limitato e, comunque, potere schiavizzante, poiché incatena la tua libertà a sé stesso.
Non si può sfuggire al potere che la televisione irradia, se non rifiutandola radicalmente. Non c’è modo intelligente di porsi davanti ad essa. I cosiddetti programmi culturali ci offrono soltanto l’illusione di una rinnovata cultura, che è in realtà fittizia e illusoria, e che ci lascia così come ci ha trovati. Questi programmi sono anzi ancora più deleteri di quelli frivoli, poiché mascherano l’inganno.  Non si può partecipare a un evento stupido con intelligenza. La televisione offre un modello di comunicazione monodiretta e impositiva, poiché nega ogni dialettica. La forza dell’immagine è ben superiore a quella del ragionamento. Cosa si può dedurre, considerando che le democrazie occidentali sono dirette dalla televisione?  «Quello che accade è che la tv altera il significato di “essere informati”, creando una specie di informazione che sarebbe più giusto chiamare disinformazione.» (Neil Postman Divertirsi da morire Marsilio, Venezia, 2002)
Il problema è che la sera siamo stanchi e vuoti e riempiamo il nostro vuoto di televisione. Il fatto è che la nostra civiltà è stata così desertificata da ogni valore, da rendere insostenibile il contatto con la solitudine e il silenzio. Non reggiamo lo sguardo di chi ci sta davanti, quindi lo rivolgiamo allo schermo. Siamo sempre più incapaci di ascoltare chi ci sta attorno, quindi abbiamo smesso di ascoltare, per dedicarci a una ricezione passiva.
Diventa, oggi più che mai urgente, e in Italia soprattutto, prendere coscienza del potere distruttivo della televisione, ricordandoci che i nostri padroni ci vogliono complici di questa merce e che è proprio grazie ad essa che possono mantenere il loro strapotere inaffondabile.

[Autore: Maurizio Teroni]

 

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