La realtà duplicata

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La notizia è questa: in una scuola superiore di un cittadina, supponiamo nell’Emilia Romagna, è accaduto che fotografie e filmati molto piccanti si aggirassero per i telefoni degli alunni, ragazzi quindi tra i 14 e i 19 anni. Il fatto in sé fa poco clamore. Si sa, con internet tutti possiamo accedere a qualsiasi tipo di immagine. Dipende dai gusti. Ma la notizia in sé poco originale è condita da un particolare più interessante: i protagonisti non erano professionisti dell’arte kamasutresca, ma gli stessi alunni o, almeno, alcuni di loro. Fatto sta che in poche ore i filmati e le foto in questione, come un virus, si sono ramificati per i cellulari dei vari studenti. E immaginate le facce, e immaginate i commenti.

Non si sa con precisione (ma è il segreto di Pulcinella) quali scene fossero fruibili e chi ne fosse protagonista. Pare però che il menù a disposizione fosse variegato: femmine in déshabillé, primi piani di tutto l’armamentario possibile, maschio con femmina, femmina con femmina, più maschi con femmina, più femmine con maschi, più maschi e più femmine. L’immaginazione galoppi dove vuole. Ma il tutto anonimo, nel senso che si vedeva tutto ma non la faccia che, come è noto, è l’unica parte del corpo seriamente censurabile.
Pare addirittura che un tale si sia riconosciuto in una foto, non tanto per l’espressione, ma per l’arnese in questione. Cazzo… ma questo è il mio! Pare anche che alcuni fossero riconoscibili da ammennicoli come collane o braccialetti, e sarebbe questa la prova che li incastrerebbe. Pare che una delle protagoniste abbia caricato su Facebook un filmino per discolparsi e dire che non è lei, con controrisposte, commenti, dibattiti e varie. Cose di questo tipo.
Non si sa bene come sia nata la vicenda; siamo d’altronde nell’ambito della mitologia. Alcuni voci sostengono che una abbia mandato la foto di uno, foto che è poi giunta al telefono della fidanzata di quello e quindi ne sia nato un giro di vendette. Ma il problema non è questo.
Sul piano strettamente legale, il problema è che pare ne siano scaturite varie denunce e interventi delle forze dell’ordine. Mi chiedo, a quel punto, quali possano essere state le espressioni e i commenti delle forze dell’ordine.
Sul piano strettamente etico ci si può forse scandalizzare e dire: i giovani non hanno più religione.
A me, qui nello specifico, interessa annotare ciò che sta dietro tutto questo. Lasciamo perdere l’aspetto legale ed etico, e pensiamo al semplice fatto in sé: della gente, anziché godersi in santa pace il godimento erotico, si impegna nel rendere pubblico e spettacolare la propria intimità. Ciò è indizio di uno strappo psicologico: per rendere reale la mia sessualità, debbo fotografarla o filmarla. So di essere, riconosco la mia esistenza, testimonio la mia realtà solo nel momento in cui si trasforma in qualcosa di fruibile agli altri, e quindi pubblicabile.
Molte persone farebbero carte false pur di apparire in televisione, anche per un attimo. Basta un fotogramma a dirci che noi siamo. Vogliamo essere protagonisti, e non della nostra vita, ma della vita parallela, quella spettacolare.
Non ci basta, anzi, non siamo più forse capaci di assaporare l’attimo che stiamo vivendo. Stiamo diventando incapaci di vivere nella realtà, e quindi dobbiamo documentarla. Vado a Parigi e continuamente fotografo ogni monumento, scena, persona che vedo, in modo da provare a me stesso e altri che sono stato a Parigi.
Il punto è che, mentre ci sono, a Parigi, nell’attimo, nel mio presente, io in qualche modo non ci sono. So di esserci solo nel momento in cui l’ho fotografato. E poi, una volta a casa, posso finalmente sapere di essere stato a Parigi. E quindi pubblicherò le mie belle foto di Parigi su Facebook Twitter o dove volete.
Ciò che è successo (supposto che sia successo) in quella scuola, è indizio di un fenomeno che riguarda, non gli adolescenti, non alcuni depravati, non una stretta cerchia di persone, ma noi tutti: mi fotografo, quindi sono.

[Autore: Maurizio Teroni]

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Salutismo

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