Italo Calvino

Italo Calvino

La Vita

Italo Calvino (1923-1985), nato nell’isola di Cuba, dal 1925 visse a San Remo l’infanzia e l’adolescenza in una famiglia amante della scienza e dei valori laici. Interrotti gli studi durante la guerra, partecipò alla Resistenza.

Dopo la Liberazione si laureò a Torino, dove entrò in rapporto con Vittorini e Pavese. Nel 1947 pubblicò il romanzo breve Il sentiero dei nidi di ragno. Gli anni ’50 lo videro impegnato nella professione editoriale e contemporaneamente in una vasta produzione narrativa, che culminò nella trilogia I nostri antenati (1952-59) e nella monumentale raccolta delle Fiabe italiane (1956).

Attento al dibattito politico e sociale, collaborò a varie riviste. Tra il 1959 e il 1967 diresse con Vittorini “Il Menabò” su cui pubblicò alcuni importanti saggi (La sfida al labirinto, 1962). Nel 1964 si trasferì a Parigi, dove intrecciò stretti rapporti con la cultura francese; risalgono a questo periodo Le cosmicomiche (1965), Ti con zero (1967) e Le città invisibili (1972).

Dopo la pubblicazione del romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) si trasferì a Roma (1980) e raccolse una serie di interventi sul dibattito letterario (Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società). Nel 1984 pubblicò la raccolta di prose Collezione di sabbia.

Atteso negli Stati Uniti per alcune conferenze all’università di Harvard (Lezioni americane, 1988, postumo), morì senza poterle tenere.

Neorealismo, comico e fiabesco

Nella prima prova narrativa di rilievo, Il sentiero dei nidi di ragno, Calvino si mostra sensibile alla lezione del neorealismo. Frutto dell’esperienza maturata durante la lotta partigiana, di cui fornisce uno spaccato estraneo a qualsiasi intento celebrativo, il romanzo, ambientato a San Remo e sulle montagne dell’entroterra ligure, è un’iniziazione alla vita, proprio come quella di Pinocchio (che Pin, il ragazzo protagonista, richiama nel nome) per arrivare “alla spiegazione di tutte le cose del mondo”, in un andamento narrativo dove al realismo s’intrecciano già il fiabesco, il meraviglioso.

Con i romanzi brevi Il visconte dimezzato (1952), Il barone rampante (1957), Il cavaliere inesistente (1959), raccolti nel volume I nostri antenati (1960) e con i racconti di Marcovaldo ovvero le stagioni in città (1963), la narrativa di Calvino approda ai suoi risultati più originali: il fiabesco e il comico. La trilogia si ricollega al mondo dei cavalieri del Rinascimento per creare un tipo di fiaba capace di affrontare i più scottanti temi della realtà, con intenti pedagogici. Il visconte Medardo, diviso in due da una palla di cannone, è allegoria del doppio: bene e male, speranza e realtà (il contesto storico era il mondo diviso in due dalla Guerra Fredda); il barone Cosimo Piovasco di Rondò, che vive in cima agli alberi, è allegoria di un uomo che tenta di conoscere il mondo dall’alto, rimanendo estraneo alle convenzioni e alle regole; il cavaliere Agilulfo, senza corpo, pura razionalità, suicida, è simbolo del fallimento di chi cerca di misurarsi con il mondo solo con la ragione. L’impegno a un’analisi più diretta della società e del ruolo dell’intellettuale connota i romanzi della “trilogia industriale”: La formica argentina (1952), La speculazione edilizia (1957) e La nuvola di smog (1958), a cui seguì La giornata di uno scrutatore (1963).

Dalle “Cosmicomiche” a “Palomar”

Negli anni ’60, durante i soggiorni parigini, Calvino coltivò interessi scientifici, filosofici e antropologici. Si appassionò in particolare allo strutturalismo, seguì le lezioni di R. Barthes, iniziò a occuparsi di semiotica e di narratologia. Maturò così nuove forme del narrare: i racconti delle Cosmicomiche (1965), seguiti da Ti con zero (1967) utilizzano le prospettive offerte dalla scienza (fisica, biologia, astronomia) e le suggestioni derivanti dalla fantascienza per costruire narrazioni piene di sorprese e di scambi imprevedibili, con un richiamo alle comiche cinematografiche. Il divertito pessimismo di Calvino tocca qui il suo apice: queste storie sono figure della vita della civiltà contemporanea, apocalittica e impossibile. Le città invisibili (1972), Il castello dei destini incrociati (1973) e Se un notte d’inverno un viaggiatore (1979) sono le ultime prove di rilievo, in cui Calvino utilizza la combinatoria narrativa, una tecnica che permette al racconto di divenire oggetto di se stesso, in un virtuosismo, che coinvolge il lettore in un gioco di scatole cinesi. Con Palomar, una serie di prose autobiografiche raccolte nel 1983, Calvino continua a osservare il mondo nei suoi fatti minimi, ma essenziali. Postumi sono apparsi: Sotto il sole giaguaro (1986), tre racconti sui sensi dell’odorato, del gusto e della vista; la raccolta di scritti Sulla fiaba (1988); Perché leggere i classici (1991).

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