La provincia di Buenos Aires conta qualcosa come 13 milioni di persone. L’intera Argentina ne ha sui 40 milioni. Ci si rende immediatamente della concentrazione di abitanti nella capitale rispetto al resto del paese. Capitale che si allunga a nord e a sud, trasformandosi in tante piccole città e municipi che fanno parte di essa.
L’intera provincia, o gran parte di essa, è divisa in quadrati, chiamati cuadras, i cui lati sono ognuno di 120 metri circa. Buenos Aires si presenta quindi, vista dall’alto, come un’immensa scacchiera. La superficie di una quadra è definita manzana (mela). Per definire le distanze brevi (che so, per dirti dove si trova un negozio) gli argentini usano contare le cuadras. Essendo Buenos Aires una grande scacchiera, percorrerla in macchina significa trovarsi ogni cento metri ad un incrocio.
Viaggio in macchina con Diego ammirando le stupende case che caratterizzano la provincia. Giunti a un incrocio, ci taglia velocissimo la strada un bus sfiatando una scia nera dalla marmitta. Se ci prendeva ci portava diretti al capolinea.
Diego impreca e poi mi spiega che la precedenza l’avrebbe chi viene da destra, ma non ci si può fidare. Ad ogni incrocio si rallenta e si controlla. Anche i semafori sono rispettati alla stracazzo: se hai rosso ma non c’è nessuno all’incrocio, passi. Insomma, vince il più cattivo.
Uno dei tanti problemi dell’Argentina è l’assenza, non delle regole (che ci sono e sono simile a quelle europee), ma del rispetto di esse. Il livello di corruzione è molto alto – pare - anche nella polizia. Se sei a rischio di multa, è possibile intavolare un dialogo condito di “Allora, come la arrangiamo?” o “Non si può trovare una soluzione?”
In certi casi bastano 20 o 30 pesos per comprarsi la tolleranza di uno sbirro. Mi si racconta che, una volta, alla domanda: “Posso offrirti un caffè…?”, un poliziotto ha risposto: “Preferisco lo champagne…”
La lamentela che sento più diffusa è questa endemica noncuranza per le regole, da parte bene o male di tutti. D’altronde, in un sistema in cui tutti sbragano, è difficile comportarsi da svedesi. Si tende a prendersela con il governo, con i ricchi ladroni, con la polizia, con la criminalità, ma quello che mi sembra di percepire è una sorta di inerme accettazione dello sgretolamento. I politici sono visti come una banda di furfanti da cui non ci si può aspettare nulla di buono. I voti non vengono conquistati con una buona politica, ma comprati. Pare che il prezzo di un voto sia 1000 pesos. Non è in fondo difficile immaginare che, chi non ha niente, venda il proprio voto. Italia docet…
Il capo del governo, Cristina Kirchner, è la moglie dell’ex presidente. Questo può già dare l’idea di quanto la torta politica sia spartita tra i soliti noti, una classe leader che ha il potere e lavora semplicemente per mantenerlo. Vi ricorda qualcosa?
Quando ho chiesto se la Kirchner è di destra o di sinistra, mi hanno riso in faccia. “Centro-sinistra… sarebbe” mi ha precisato Martin bevendosi una birra. “Ma è una sinistra solo di facciata. Non sta facendo nulla per l’Argentina” ha aggiunto.
Altri invece difendono questo governo. Dopo il crollo economico del 2002, d’altra parte, non era possibile fare miracoli. La situazione è quella che è, ma qualcosa sta cambiando. Alcuni, se ho ben inteso, criticano la Kirchner per i rapporti troppo stretti con Chavez; altri per i rapporti troppo stretti con gli U.S.A. La cosa che mi è parsa più paradossale è che, il vicepresidente della Kirchner, è anche il suo principale avversario politico.
Una cosa su cui gli argentini mi sembrano però d’accordo è che questa nazione è ricca di tutti i beni naturali possibili, ma continua a venderli al miglior offerente straniero: terre, petrolio, acqua eccetera. In effetti, è una terra immensamente generosa. Potenzialmente, può nutrire 300 milioni di persone. E gli argentini non sono nemmeno 40 milioni, di cui un 45% in miseria. C’è una discreta fetta che sta benone; c’è poi una fettina che nuota nell’oro. Il governo di Menem (quello che era al potere al tempo del grande crollo economico) ha dato una mazzata tremenda a questa nazione. Le conseguenze sono ancora ben evidenti. “Ma cosa ha combinato Menem per creare quella situazione?” ho chiesto.
“Niente…” mi hanno risposto “… Aveva un totale potere mediatico e raccontava un mucchio di balle, facendo credere quello che voleva. Ha creato un enorme debito pubblico. Allora ha svenduto la compagnia aerea nazionale, ha svenduta la compagnia telefonica nazionale… Cose così… Intanto diceva che andava tutto bene. Poi, un giorno è crollato tutto!”
Camminiamo nel centro di Lomas de Zamora (altra città a sud della provincia di Buenos Aires). Traffico alto, gran quantità di gente che cazzeggia, musica ovunque e tanti colori. Le facciate dei negozi sono in prevalenza di tipo sudamericano, altri in stile europeo, un po’ fighetto.
Diego si piega sul bordo della strada e raccoglie un chiodo. Mi spiega che le strade ne sono piene. Qualcuno (evidentemente qualcuno che ha interesse a far bucare gli pneumatici) riempie apposta le strade. “Ma la polizia non li vede?” chiedo. “Come fai a vedere uno che passa in macchina e butta un mucchio di chiodi ogni tanto?”
“Porca la mierda!” ho commentato “Questa in Italia ci manca, almeno credo.”


2 responses so far ↓
1 copiaincolla // feb 19, 2010 at 09:04
di come stando immersi nel proprio paese è difficile farsene un’idea precisa, mentre visitando un paese nuovo, in pochi giorni si riesce a coglierne il carattere. Per molte cose, quelle meno belle, questo tuo scritto funzionerebbe anche per l’italia
2 Skeno // feb 19, 2010 at 14:19
Arriveremo anche ai chiodi…
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