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Differenziazione

gennaio 17th, 2010 · No Comments

A Genova si chiama “rumenta”; in zona Emilia-Romagna, “rusco”; a Napoli e nel meridione in generale, “munnezza” o “munnizza”, parola che rimanda direttamente all’italiano ufficiale: immondizia. Oltre che “immondizia”, il termine italiano è spazzatura o rifiuti.
Come si può notare, le parole italiane non rendono precisamente l’idea. Sono, come dire, troppo garbate, troppo pulite. In effetti, andrebbero sostituite con una parola più appropriata al significato che rappresentano. Si parla di roba sporca, di escrementi della nostra incessante corsa al consumo, di cose che puzzano, che non conviene tenere troppo in casa, perché marciscono e riempiono gli ambienti di tanfo, sono serbatoi di batteri. Bruciarle è inutile, anzi peggio perché, ridotte in minuscole particelle, riempiono l’aria, invadono mari, laghi e fiumi, te li ritrovi quindi in ciò che mangi. Come zombie, ritornano. Il caso Napoli è stato emblematico. Quei cassonetti straripanti, quelle strade sommerse o i falò che emanavano densi fumi neri sono un ricordo chiaro.
È la nostra merda, e con la nostra merda, volenti o nolenti, dobbiamo fare i conti.
Da un po’ di tempo è in uso la differenziazione. Le categorie sono cinque: carta, plastica, vetro, organici e indifferenziato. Ci sono cassonetti appositi per ogni categoria, che si distinguono per diverso colore. Il che è quasi rassicurante. Mi mangio i miei biscotti e getto la scatola nell’apposito cassonetto. La mia coscienza ecologica dorme sonni sereni e posso quindi consumare sfrenatamente, perché so che gli scarti verranno selezionati, categorizzati, ammucchiati con ordine, infine riciclati. In un ottica ciclica, quindi naturale, quindi sana. Che bello!
Nel Comune in cui abitavo prima, è in atto un sistema davvero avanzato: ogni certo giorno della settimana, passa un camioncino e ritira i rifiuti di un tipo, casa per casa. Credo che questo sia il massimo. Oltre questo ci vorrebbe uno che ti entra direttamente in casa a differenziarti i rifiuti, e già che c’è ti prepara un caffè.     
Dove abito ora il sistema è quello classico: cassonetti. Però c’è una novità: in quanto residente, il Comune ti fornisce un tesserino che ti identifica. Se tu vai col tuo tesserino alla Centrale Ecologica, pesano quanto scarichi e, a fine anno, calcolano un certo sconto sulla tua tassa dei rifiuti.
Benissimo! mi sono detto. Dato che pago ogni anno 240 Euro di tasse per i rifiuti, ho pensato si trattasse di una grande iniziativa Ho cominciato quindi a preparare in garage la mia differenziazione. Circa una volta al mese, andavo alla Centrale Ecologica a scaricare.
Funziona così: arrivi in macchina, si alza la sbarra di ingresso, entri e il tuo tesserino identificativo viene inserito in un computer. Poi pesi la macchina e cominci a gettare la carta nel settore carta e così via. Concluso il tuo giro, torni a pesare la macchina, ritiri il tuo tesserino e la differenza di peso determina quanta spazzatura hai lasciato. Quantità documentata in uno scontrino.
In circa quattro mesi ci ho svuotato un malloppo di 130 chili, tra vetro carta e plastica. Mi sembra una buona media. Siamo in cinque in casa… tutti onesti consumatori… produciamo rumenta con tenacia e anche di fronte alla crisi abbiamo prodotto rumenta senza sosta. Tra l’altro, vanto due figliole piccine, specializzate in consumo di pannolini. E vi garantisco che quella è monnezza di qualità sopraffina. Purtroppo i pannolini non me li prendono alla Centrale Ecologica. Vogliono solo spazzatura di una certa levatura culturale.
Però, vi giuro che mi sono impegnato al massimo. Per mesi ho diviso tutto con maniacale precisione. Mia moglie era preoccupata. Ero impazzito: differenziavo tutto. Una volta ho visto un pezzetto di carta finire nella plastica e urlando mi sono tuffato a raccoglierlo per metterlo a posto. Mi si era sviluppata dentro una coscienza ecologica da estremista. In realtà ero preda della competizione. Più chili c’erano nei miei scontrini, più mi sentivo realizzato. Mi ero organizzato in garage scatole e sacchi e li guardavo orgoglioso.
Poi un giorno, un mio vicino mi ha detto: “Ma che cazzo fai?”
“Come!” ho risposto “Te la scontano dalle tasse…”
“Uuuh” mi fa lui “L’ho fatto per un anno… Dieci euro m’han tolto! Tra lavoro, prendere su tutto, partire e il tempo che perdi, bell’affare… Senza contare la benzina che ci spendi!”
Allora sono andato in Comune, all’Ufficio Rifiuti e ho chiesto che sconto mi facevano. “CENTOTRENTA CHILI in 4 mesi!” gli ho fatto notare. L’impiegata non sembrava meravigliata. Mi ha spiegato che non poteva darmi una risposta precisa, dato che c’era in ballo una graduatoria. Una classifica, insomma! Lo sconto lo ottengono solo i primi 1000 e, a secondo di come ti posizioni in classifica, ottieni uno sconto che si tratta, al massimo (per quelli in testa), di 50 euro. La graduatoria, mi ha precisato, viene pubblicata ogni anno nel sito internet del Comune.
Sono tornato a casa sentendomi abbastanza preso per il culo.

Tags: Maurizio Teroni · Narrazioni

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