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Considerazioni sul Capodanno

gennaio 3rd, 2010 · No Comments

Dopo l’abominevole abbuffata di Natale chi può va in vacanza: molti in montagna, a intasarsi prima nei traffici autostradali, poi in ammucchiate in coda agli skilift o nei ristoranti a quota 2000, tra resse di sciatori vestiti come astronauti, con la faccia segnata da mostruose abbronzature e un piatto di polenta in mano. E ridono. Poi vanno a scaraventarsi giù per qualche discesa. Sfrecciano, serpeggiano, si sfasciano uno sull’altro. I più giovani zampettano sugli snowboard in mezzo a dune bianche. Alcuni li trovi intrappolati tra qualche abete nel fondo.
I più ricchi però snobbano questa usanza ormai diffusa. Se vanno in montagna, scelgono Cortina o in qualche altro posto costosissimo, dove la selezione è brutalmente economica. Al tepore del camino, loro sorseggiano champagne. Oppure fuggono in qualche isola caraibica, a godersi la loro perenne estate. In culo ai disoccupati, ai cassaintegrati, ai disgraziati di tutto il mondo! Tanto a loro la crisi non li tocca, anzi.
Chi non può, se ne sta nella propria città o paese a spiluccare gli ultimi avanzi rimasti in pentola; taglia un’altra fetta di pandoro e la mastica fissando oltre la finestra le vie semi-deserte. Aspettando che queste cazzo di vacanze passino e  si ritorni al solito trantran, per poi sperare nella prossima vacanza.
Non c’è neanche il calcio, la politica sonnecchia, e le giornate sembrano irreali. Ci hanno tolto tutto. Ci dosano la nostra porzione di droga secondo il loro porco comodo, ‘sti padroni bastardi.
Ma un’altra festa si appresta, da tutti amata e temuta: il Capodanno. C’è gente che si prepara per il Capodanno mesi prima. C’è gente che si compra il vestito apposta per il veglione. Mutande rosse d’obbligo. Te lo chiedono a settembre: che fai il 31?
Giunto il 31, comincia il countdown dal mattino. Lo senti nell’aria, lo vedi nelle facce della gente che un anno sta finendo e ne arriva un altro nuovo di zecca. E dagli di oroscopi, di previsioni di ogni tipo, di progetti e promesse.
Non c’è festa che sia così adatta al “sabato del villaggio” come il Capodanno. Un glorioso tripudio di nulla, una scoreggia coi fiocchi. La cosa più tremenda del Capodanno è la prospettiva di doversi, per forza, divertire.
Decisamente è una festa importante, perché segna il punto di passaggio tra qualcosa che finisce e un’altra che inizia, presuppone quindi il rinnovamento e la rinascita. E forse rimane (per quanto apparentemente più pagano) più sacro del Natale, che è ormai una bagascia logora. Eppure, il Capodanno ha qualcosa di deludente in sé. Trovo che sia ansiogeno quel conto alla rovescia che prelude alla fatidica mezzanotte. Forse perché sono fondamentalmente un illuso, ma da quel passaggio mi sono sempre aspettato qualcosa che non ho mai trovato. A mezzanotte e uno, ti ritrovi fradicio perso abbracciato a qualcuno con cui non hai nessuna confidenza. A mezzanotte e due sei lì che prendi baci da tutti, e tutti si stringono, ma prevale, almeno in me, sempre la sensazione della falsificazione del tutto. Anche perché spesso ti ritrovi con gente che conosci a malapena. Quelli che davvero sono importanti, li conti sulle dita di una mano, e alcuni di questi sono lontani o non ci sono più.
Mi viene in mente una frase di Fabrizio De Andrè. Avevano chiesto a personaggi famosi come passano il Capodanno. De Andrè rispose: sto in casa con una buona bottiglia di whisky, e penso a un altro anno che è morto. Cito a memoria, ma il concetto era questo.
Per anni e anni, da vero tonto, mi sono impegnato per divertirmi in questa stupida festa. E dico stupida perché non ho mai conosciuto nessuno che si sia realmente divertito a Capodanno, essendo una festa scema, dove molta gente offre il meglio della propria scemenza. Ci sono posti in cui, per tradizione, si caccia dalla finestra qualcosa di vecchio. Gesto simbolicamente interessante, però, anche in questo, alla scemenza non c’è limite. C’è gente che si fa prendere la mano e lancia dalla finestra frigoriferi, cucine, televisori. Se passi ci sotto sei fottuto.
Altri, i più furbi, sparano. Danno sfogo alla loro virilità impugnando un’arma e facendo fuoco. Ogni tanto qualcuno ci rimane secco. E va beh. Poi tutti fanno saltare petardi, razzi, bombette, tric e trac. Ci lasciano mani, occhi. Mi ricordo di uno a cui era esploso un petardone in tasca… potete immaginare. E, per contorno, i vari slogan della scemenza. Tipo: “chi non tromba a Capodanno non tromba tutto l’anno!” Proverbio che, fosse vero, saremmo tutti mezzi asceti.

Tags: Interventi · Maurizio Teroni

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