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La supercazzola

settembre 15th, 2008 · 2 Comments

Noi italiani, oltre che produttori di pizza, Mussolini e bufale, siamo specializzati in supercazzole.
Avete presente la nota scena di Amici miei? Il Mascetti (Tognazzi), uscendo dal bar del Necchi, vede che un vigile gli sta facendo la multa. Gli si avvicina, alza una mano e dice – serissimo: “Tarapia tapioco. Prematurata alla supercazzola o scherziamo!” Il vigile lo guarda: “Prego?” E Mascetti: “No, mi permetta. No, io; eh scusi noi siamo in quattro. Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribai con cofandina; come antifurto, per esempio.”
Insomma, continua così, finché il vigile, senza averci capito niente (se non la parola “sindaco”), si allontana perplesso. E niente multa.
A noi la supercazzola ce la fa il medico, quando ci espone un referto.  Ce la fa l’agente immobiliare, quando cerca di venderci una casa; il bancario quando ci propone un mutuo. Ce la fa il professore spiegando, il muratore preventivando, il giornalista commentando. Il sacerdote ce la fa at divinis.  L’onorevole dal palco fa un comizio di supercazzole, essendo ogni politico uno specialista in materia. La supercazzola è il trionfo della retorica (e dell’antiretorica, volendo) nel suo aspetto più astuto e disorientante. Quando qualcuno, scrivendo o parlando, volontariamente elude la chiarezza, rintanandosi dietro una sintassi labirintica o un linguaggio arduo da decifrare, ecco che sta applicando la strategia della supercazzola. Consapevolmente vi prende per il naso. Volutamente oscura il contenuto.
Vi sono due motivi fondamentali per cui supercazzolare: o la mancanza di contenuti (quindi ci si nasconde dietro paroloni) o la mancanza di onestà (quindi il non volersi far capire).
I casi di supercazzole che possiamo subire sono vari e di variegati livelli. Qui ne riporto qualche esempio, e certo non tra i più eclatanti.
Supercazzola accademica – (Fabio Turato, introduzione a Le nuvole  di Aristofane, ed. Marsilio, 1995, p. 44, parla di Socrate): “Fu anche perché il suo disinteressato magistero morale e intellettuale lo aveva compromesso con ambienti in cui la moderna cultura periclea, che aveva avuto in Anassagora e Progagora i suoi corifei, era stata fatta deviare dal suo alveo originario, forzata verso sbocchi corrosivi, che insediavano la polis della tradizione, corrompevano i fondamenti di nomos, stravolgevano la funzione «isonomica» della parola.”
Supercazzola letteraria – (Tiziano Scarpa Occhio alla graticola, ed. Einaudi, 1996 p. 26- 27, parla di sperma): “Il succo di Fabrizio è l’ideale per la cute post-climaterica che si sveglia al mattino assetata di principi additivi e sostanze nutritizie, mentre nel tardo pomeriggio l’epitelio cordellatico è molto meno recettivo, i pori diffidenti sono ormai semichiusi dopo essere stati a contatto per un giorno intero con l’atmosfera abrasiva. Per blandire i follicoli, molcere i tegumenti ed emollire il derma funge ottimamente l’odetualettica acquosità devitisiana, in cui l’eccipiente prostatico stempera il fermento seminale vivo.”
Supercazzola giornalistica – (Francesco Merlo Quanto ci piace l’apocalisse LA REPUBBLICA del 10/9/2008, parla dell’esperimento al Cern di Ginevra): “Se siete vivi e ci state leggendo, allora siete già in un altro mondo, anche se con le stesse fattezze di quello che è appena finito. Ci hanno detto infatti che alla fine del buco nero, nel quale siete già precipitati, c’è la terra numero due, anello gemello di ricambio, solo apparentemente con gli stessi ingredienti, con lo stesso giornale che infatti avete ancora in mano e con gli stessi scienziati giocherelloni.”
Chiaro, no?

Tags: Interventi · Maurizio Teroni

2 responses so far ↓

  • 1 gugl // lug 17, 2010 at 09:57

    però Scarpa, se non altro, tiene in moto il dizionario italiano :-)

  • 2 Maurizio Teroni // lug 17, 2010 at 16:10

    Quest è vero: il linguaggio di Scarpa ha una forza manganelliana. Anche se questa sua caratteristica è andata un po’ perduta nei romanzi successivi.

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