Strade Possibili

letteratura e realtà italiana

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Lampadine

settembre 12th, 2008 · No Comments

sotto le finestre del mio ufficio, questo pomeriggio, in piazza Caricamento: un palco luccicante allestito da una rete televisiva musicale per teenager.

non è propriamente un concerto ma la registrazione di un concerto a uso TV.

e non è proprio la stessa cosa, anzi.

il conduttore, per un’ora, educa i ragazzini assembrati sotto il palco a gridare al momento giusto, a alzare le mani al momento giusto.

il tutto, presumo, in funzione delle telecamere che li sorvolano in continuazione appese a lunghi bracci.

i ragazzini attendono per ore il momento, i musicisti si esibiscono per brevissimi spezzoni e loro, per questi brevi momenti inscenano il loro entusiasmo.

gridano, tutti allo stesso modo: a un concerto non ho mai sentito gridare nessuno così.

alla televisione forse: in effetti le grida sembrano proprio quelle pre-registrate che si sentono come sottofondo a certi show televisivi.

entusiasmo perfettamente formattato ed effimero, tutto si conclude rapidamente e i ragazzini e le ragazzine svaniscono, la piazza si svuota in un attimo.

tutto registrato, tutti a casa a vedere lo show rieditato per gli schermi, a vedere la vera vita prendere forma nei pixel, a vedere sé stessi accendersi, perfettamente all’unisono, come mille lampadine.

 

poco tempo fa avevo lasciato qua un intervento in cui accennavo al controllo della parola come forma di controllo del pensiero.

sbagliavo, in quella che già mi pareva una visone cupa, per eccesso di ottimismo, pensavo ancora la parola avesse un valore in questo mondo.

pensavo che potessimo avere il controllo controllando le parole.

 

no, ormai (o di nuovo) il controllo delle nostre azioni passa attraverso un linguaggio primordiale che non ha nemmeno più bisogno di parole, ma di simboli primordiali, di icone, di scosse pure.

la parola è impoverita, diventa ornamento, suono insignificante.

il messaggio passa per quella parte della nostra mente che viene prima del pensiero, ci afferra, entra in noi, diventa parte di noi senza nemmeno bisogno di parole.

in fondo, se imparassimo a usare bene le parole, anche quelle sbagliate, a pensare bene, anche alle cose sbagliate, poi potremmo sempre svegliarci un giorno e imparare a usare altre parole, a riprendere il controllo del nostro pensiero.

no, meglio tagliar corto: meglio parlare direttamente ai nostri ventri, ai nostri sessi, alle nostre ansie, alle nostre paure, alle nostre vanità.

non serve più pensare: basta schiacciare il bottone giusto e ci accendiamo e spegniamo come mille lampadine.

e di fronte a questo non c’è parola che tenga.

Tags: CopiaIncolla · Interventi

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