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Come funziona

giugno 6th, 2010 · 1 Comment

Qualche giorno fa mi è accaduto questo: avevo comprato un materasso in lattice… c’era un’offerta alla Coop, un buon prezzo. Previa consulenza famigliare, calcoli, paragoni con altri prezzi, ci siamo decisi: e materasso sia! D’altronde, il letto è alla base di una sana esistenza.
La consegna era prevista entro venti giorni. Ne sono passati trenta ma il materasso non è arrivato. Sono passati due mesi… niente ancora. Tre mesi: niente da fare. Attualmente siamo al quarto mese, e dormo sempre sulle solite molle sbilenche. Per ogni notte insonne, so precisamente dove rivolgere i miei insulti.
Durante questo periodo, a ritmi regolari (considerando che uno avrebbe anche altro da fare) sono andato alla Coop a protestare.
L’impiegata, la prima volta, mi ha detto di avere pazienza, la seconda ha telefonato per informarsi, la terza ha mandato un fax di reclamo, la quarta un fax di sollecito, la quinta mi ha dato delle spiegazioni vaghe (d’altronde, lei non poteva fare altro). Qualche giorno fa mi sono svegliato col mal di schiena e sono partito, arruffato e sgangherato com’ero, sono entrato in Coop, ho alzato un dito verso l’impiegata e ho detto: “Voglio il materasso che ho pagato sono quattro mesi che aspetto! Se non arriva entro una settimana, vado dritto dal mio avvocato.”
Naturalmente non ho un avvocato né saprei minimamente a chi rivolgermi. Ai carabinieri? A qualche assessore? All’associazione consumatori? Naa, non ripongo la minima speranza in nessuno di questi. Però, ecco, posso garantirvi che, dopo un’ora, ho ricevuto la telefonata dall’impiegata, la quale mi diceva (scusandosi per l’imprevisto e precisando che la ditta aveva numerose consegne da soddisfare, pochi dipendenti eccetera) che il materasso mi sarebbe stato consegnato entro una settimana. L’evocazione dell’avvocato ha sortito qualche effetto, a quanto pare.
A me, ma forse sbaglio, pare che, in questo paese, per ottenere ciò che semplicemente ci spetta, bisogna alzare la voce. La via ragionevole, educata, tollerante non funziona. Viene schiacciata con un’alzata di spalle. Alzare la voce, incazzarsi, minacciare, prevaricare: questa è la via praticabile, oggi, in Italia. In tutto, con tutti. Se abbassi la testa, sarai puntualmente fregato. È necessario mostrare i denti, per avere ragione. In sostanza, avere ragione non serve. Bisogna prendersela. E prendersela con la forza.
Questo pone però un problema di tipo gastritico-duodenale, dato che, per far valere un proprio diritto, anche minimo, bisogna lasciarci un po’ di bile. Una persona è in Italia costretta continuamente di fronte a questo bivio: sopporto o mi incazzo?
Si può constatare quotidianamente che il pensiero attualmente dominante in Italia è “fottere il prossimo tuo”. La questione è: come si fa a essere onesti in un paese in cui la disonestà è divenuto modello cardine? L’onestà, nel vocabolario italico attuale, è sinonimo di dabbenaggine. Certo, non è che uno sia onesto a priori, lo è perché è costretto ad esserlo. Costretto col terrore.
Gira per esempio la leggenda metropolitana che, se non paghi una multa e arriva la raccomandata e la butti, e butti quella dopo fregandotene, e pure quella dopo e quella dopo ancora, e ancora così temerariamente, quella multa evaporerà dalla memoria della burocrazia, magari con un condono. Se ti senti di mettere alla prova questa leggenda, devi avere una certa propensione al furto. Se no, paghi subito e via.
Ora, attenzione, questo paese è pieno zeppo di gente che pensa sia giusto rubacchiare, poiché tanto tutti rubacchiano, e quindi, insomma, io rubacchio a te che rubacchi a un altro, il quale, a sua volta, ha rubacchiato a un tale che aveva rubato a me: il giro si chiude perfettamente, e la legge della disonestà diffusa porta necessariamente onestà.
Ma non è così. Qualcuno viene puntualmente, deliberatamente, beffardamente sempre derubato.  Se quel qualcuno (in un giorno di straordinario giramento di coglioni) provasse a rubare, pagherebbe per tutti anzi: verrebbe giustamente linciato, come il coglione che si è fatto beccare.

Tags: Maurizio Teroni · Narrazioni

1 response so far ↓

  • 1 I'm a comment // ago 14, 2010 at 08:08

    Quindi per essere un uomo medio-cre basta rubare.
    Sii uomo straordinario allora. Hai la fortuna che qui, in Italia, per esserlo basta non rubare.
    E dici poco?

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