Qualche giorno fa, il dottor commercialista Giorgio Rosario Costa, in arte senatore PDL, ha fatto questa proposta di legge: “E perché non cominciamo le scuole a fine settembre?” Si tratta di uno dei più brevi provvedimenti che la storia della legislazione repubblicana ricordi. Il d.d.l. infatti eccelle in sintesi, essendo composto di sole 16 parole: “Per le scuole di ogni ordine e grado l’anno scolastico ha inizio dopo il 30 settembre“. Secondo l’amico Costa, questo servirebbe a dare un aiuto al turismo: la gente avrebbe modo di godersi più vacanze. Chi può.
Chi non può schiatta. Tanto schiatta tutto l’anno, è abituato. Ci ha fatto il callo al patimento… Anzi, non sapendo dove piazzare i figli, dato che le scuole sarebbero chiuse, a settembre schiatterebbe il doppio. Alla faccia degli altri, quelli belli e ricchi, che possono dare un’ulteriore ripassata all’abbronzatura.
Questa idea è parsa così astrusa che perfino il PD si è opposto. E pure la Lega. E pure i sindacati CGIL. Quelli della CISL-UIL hanno dato, come sempre, segni di possibili convergenze. Tanto i cazzi convergono tra le solite natiche.
La Gelmini si è invece dichiarata “molto aperta”. “Io sono molto aperta” ha affermato “su questo. Il nostro paese vive di turismo e a settembre si possono avere migliori opportunità economiche per le vacanze.”
Ma sì! L’istruzione è roba noiosa. Tutti al mare! E i prof? I prof si diano da fare: facciano i bagnini.
Il punto è che questo governo è così fornito di megafoni mediatici che ogni cazzata viene diffusa per ogni giornale radio o televisione, e di conseguenza se ne discute. E i polli dell’opposizione puntualmente ci cascano.
La tattica è una, ripetuta puntualmente: deviare il discorso, buttare fumo negli occhi, dimenticare, nello specifico, la distruzione che si sta operando sul sistema scolastico. I giornali ne parlano? Poco, quasi niente. E le televisioni? Figuriamoci! E i partiti di opposizione se ne sono occupati? En passant. Si conoscono i dati dei tagli ufficiali alle scuole? No!
Le mazzate saranno chiare solo dopo che saranno piovute. Io, per me, posso dirvi che il prossimo anno avrò, anziché una classe, due. Questo significa che una cattedra salterà. E così accadrà per molti, moltissimi altri. E il numero limite degli alunni per classe, oltretutto, è stato alzato; di quanto non si sa ancora, ma di certo alzato. E questo significa un ulteriore taglio di posti. Oltre che una didattica più ridotta, per forza di cose. Oltre che una minor possibilità di occuparsi di quegli studenti problematici.
Tutto questo alle scuole medie. Per le elementari, pare che le sforbiciate siano ancora più feroci. Ma, al solito, vaghe. Alle superiori sono state ridotte le ore per alcune materie, e aumentato il numero di alunni per classe.
Il fatto che non esistono dati ufficiali, cambiando di provincia in provincia, di regione in regione ma, soprattutto, perché c’è una precisa volontà di vaghezza. I dirigenti scolastici sono stati diffidati dal Dirigente Regionale a comunicare i tagli ai genitori. Questo accade in Emilia-Romagna. L’ho saputo a un’assemblea sindacale, una settimana fa, circa. Dove ho appreso i seguenti dati, relativi alla provincia di Modena: scuola primaria, -38 posti; scuola media, -47 (alunni +340); scuola superiore, -128 (alunni +450); personale ATA, -641.
Questi dati sono per ora incerti, e non per caso. Ce li hanno comunicati i rappresentanti sindacali delle varie confederazioni. Erano lì, seduti davanti al microfono, con espressione indignata e preoccupata. Ma non sono ancora riusciti a organizzare una protesta come si deve. Nulla, se non lacrime e indignazione.
Tra insegnanti e bidelli, saremo stati lì un trecento. Alcuni davano segni di particolare furia. Ad un tratto qualcuno si è messo a gridare, interrompendo gli interventi dei sindacalisti, accusandoli di essere complici del governo. Altri si sono accodati, la rabbia è cresciuta e l’assemblea si è trasformata in una rissa di parole.
Poi ognuno è tornato a casa propria, con la gastrite.
Della mia scuola, lì in assemblea, eravamo in quattro. Tre di ruolo, uno supplente. Di tutti gli altri miei colleghi, manco l’ombra. Disertano (non dico la lotta, ma almeno l’informazione) pure quelli a serio rischio di posto. Mugugnano, ma non sanno che fare. Poi, gli altri, una buona fetta, sono le professoresse, quelle perennemente deluse da questi alunni che non studiano, quelle col marito professionista (alle quali lo stipendio da insegnanti serve esclusivamente per fare shopping), quelle che fanno le insegnanti part-time (e sono appunto quelle che sputtanano la categoria), quelle torve, nevrasteniche, ignoranti lettrici di best-seller, aggiornate alla didattica del dopo-guerra e fottutamente reazionarie.
Quelle, appunto, che sono lì a discutere se sia il caso o meno di far cominciare la scuola a fine settembre.
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maggio 30th, 2010 · 1 Comment
Tags: Interventi · Maurizio Teroni


1 response so far ↓
1 I'm a comment // ago 14, 2010 at 08:23
La scuola è zeppa di persone reazionarie, che non conoscono nulla sulle teorie dell’apprendimento. Che insegnano con i canoni del comportamentismo senza manco saperlo. Che considerano le teste dei fanciulli secchi vuoti da riempire.
I ministeri associati alla cultura e all’educazione spianano autostrade a questi signori. Questa cultura viene inculcata nella zucca di innocenti studenti rendendoli alla fine uguali ai loro maestri.
Solo mutazioni genetiche (mentali) permettono di scoprire strade nuove e vedere altro.
AMEN
P.S. io sono un mutante
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