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	<description>letteratura e realtà italiana</description>
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		<title>Il potere invisibile</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 13:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Teroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre ero in pizzeria seduto davanti al piatto vuoto, all&#8217;improvviso ho avuto la sensazione di essere accerchiato da un potere invisibile che indirizzava i miei gusti, programmava i miei pensieri, leniva i miei dolori. Il tutto mascherato di libertà. Quel potere invisibile che ci domina è l&#8217;informazione, sono le divinità seducenti padrone del mercato, le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Mentre ero in pizzeria seduto davanti al piatto vuoto, all&#8217;improvviso ho avuto la sensazione di essere accerchiato da un potere invisibile che indirizzava i miei gusti, programmava i miei pensieri, leniva i miei dolori. Il tutto mascherato di libertà.</div>
<div id="_mcePaste">Quel potere invisibile che ci domina è l&#8217;informazione, sono le divinità seducenti padrone del mercato, le icone imposte dal Sistema. Ovunque ci sia la cosiddetta civiltà questa forma di potere si è propagato costruendo un marchingegno inneggiante alla Libertà e al Piacere, per quanto si tratti in realtà di schiavizzazione vera e propria. Siamo solo liberi di Consumare e il nostro piacere è ridotto unicamente al Consumare. Tutto il resto è, come diceva – se non sbaglio – Marx: sovrastruttura.</div>
<div id="_mcePaste">Davanti a me, leggermente sposata a sinistra rispetto alla mia direzione, c&#8217;era un televisore al plasma (qualcosa come 32 pollici) agganciato alla parete in alto, giusto sopra la testa del cameriere, che stava con le braccia dietro la schiena, attento a sorvegliare la clientela. Trasmettevano il TG5: bombardamento di informazione, non solo approssimativa, ma evidentemente falsata e asservita al Padrone.</div>
<div id="_mcePaste">Alle mie spalle era stata montata una televisione identica all&#8217;altra, che trasmetteva naturalmente lo stesso programma. In un altro angolo alto della grande sala, ce n&#8217;era una terza: stesso modello, stesso programma.</div>
<div id="_mcePaste">Volume alto. Da ogni punto della sala si sentiva perfettamente la voce ripugnante del conduttore. Me ne ero accorto andando in bagno. Non c&#8217;era uno spazio di minimo silenzio. Non c&#8217;era un angolo in cui potevi parlare con chi era a tavola con te. Non potevi parlare perché la tua voce si confondeva comunque con il volume della televisione. E anche se avessi urlato, in ogni caso, la forza ipnotica dello schermo aveva una capacità attrattiva per gli occhi che ogni possibilità di minima, reale comunicazione era annientata. Non ti restava che stare zitto e mangiare. Se alzavi lo sguardo dovevi succhiarti il bombardamento mediatico. L&#8217;unica via d&#8217;uscita era tenere gli occhi bassi, rivolti sulla tuo piatto, muto e mangiare.</div>
<div id="_mcePaste">Così mi ero ritrovato davanti al piatto vuoto, a fissare qualche briciola di pizza annerita, e pensavo: che diavolo di mania è questa di piazzare la televisione nei ristoranti, come se non ne avessimo abbastanza di televisione? Potrei capire 50 anni fa, quando la televisione si andava a guardarla in osteria o dal vicino ricco. Ma ora – per tutti i cazzi lessi di questo mondo – la televisione, la gente, c&#8217;è l&#8217;ha ovunque, anche in camera da letto, anche al cesso, alcuni. Uno va in pizzeria per godersi una cenetta e invece si ritrova in una specie di grande famiglia nevrotizzata.</div>
<div id="_mcePaste">È stata una specie di tilt. Durato pochi secondi. Ma che mi ha offerto una prospettiva vertiginosa. Saranno stati i peperoni, ho pensato. Uno dovrebbe stare attento a quello che si butta in corpo, sempre; col tempo, con l&#8217;avanzare del tempo e dell&#8217;età bisogna stare ancora più attenti.</div>
<div id="_mcePaste">La gente seduta ai vari tavoli trangugiava fette di pizze spalmate con ogni schifezza possibile: capperi mozzarelle acciughe funghi salsicce pomodori melanzane prosciutti, e le accompagnava con corposi sorsi di vino o birra o coca-cola, tutta roba &#8211; pensavo &#8211; che ti entra dentro e plotoni di cellule si dannano a sistemare il tutto in un corpame pronto ad essere tradotto in energia, in grassi, in merda. Intanto avevano tutti quanti gli occhi conficcati nel  televisore. Arrivavano poi i camerieri e provavano a piazzarci sul conto e nello stomaco una bella botta di dolce. E poi di limoncello. E poi di caffè. E vai!</div>
<div id="_mcePaste">Eravamo tutti lì, noi clienti, seduti ognuno al proprio tavolo, chi con amici chi solo chi con moglie figli zie nonni cani al seguito. Tutti ad abbuffarci.</div>
<div id="_mcePaste">Eravamo tutti intenti a ingozzarci, con gli occhi (velati di idiota devozione) indirizzati allo schermo. Si trattava di qualcosa che andava ben oltre la fame: era puro piacere di palato, quella non era fame. Anzi, forse quello era un manicomio. Quelli che mi apparivano come camerieri erano probabilmente infermieri, messi lì per controllarci. E chissà cosa mi avevano messo nel piatto.</div>
<p>Mentre ero in pizzeria seduto davanti al piatto vuoto, all&#8217;improvviso ho avuto la sensazione di essere accerchiato da un potere invisibile che indirizzava i miei gusti, programmava i miei pensieri, leniva i miei dolori. Il tutto mascherato di libertà. Quel potere invisibile che ci domina è l&#8217;informazione, sono le divinità seducenti padrone del mercato, le icone imposte dal Sistema. Ovunque ci sia la cosiddetta civiltà questa forma di potere si è propagato costruendo un marchingegno inneggiante alla Libertà e al Piacere, per quanto si tratti in realtà di schiavizzazione vera e propria. Siamo solo liberi di Consumare e il nostro piacere è ridotto unicamente al Consumare. Tutto il resto è, come diceva – se non sbaglio – Marx: sovrastruttura.  Davanti a me, leggermente sposata a sinistra rispetto alla mia direzione, c&#8217;era un televisore al plasma (qualcosa come 32 pollici) agganciato alla parete in alto, giusto sopra la testa del cameriere, che stava con le braccia dietro la schiena, attento a sorvegliare la clientela. Trasmettevano il TG5: bombardamento di informazione, non solo approssimativa, ma evidentemente falsata e asservita al Padrone. Alle mie spalle era stata montata una televisione identica all&#8217;altra, che trasmetteva naturalmente lo stesso programma. In un altro angolo alto della grande sala, ce n&#8217;era una terza: stesso modello, stesso programma. Volume alto. Da ogni punto della sala si sentiva perfettamente la voce ripugnante del conduttore. Me ne ero accorto andando in bagno. Non c&#8217;era uno spazio di minimo silenzio. Non c&#8217;era un angolo in cui potevi parlare con chi era a tavola con te. Non potevi parlare perché la tua voce si confondeva comunque con il volume della televisione. E anche se avessi urlato, in ogni caso, la forza ipnotica dello schermo aveva una capacità attrattiva per gli occhi che ogni possibilità di minima, reale comunicazione era annientata. Non ti restava che stare zitto e mangiare. Se alzavi lo sguardo dovevi succhiarti il bombardamento mediatico. L&#8217;unica via d&#8217;uscita era tenere gli occhi bassi, rivolti sulla tuo piatto, muto e mangiare.Così mi ero ritrovato davanti al piatto vuoto, a fissare qualche briciola di pizza annerita, e pensavo: che diavolo di mania è questa di piazzare la televisione nei ristoranti, come se non ne avessimo abbastanza di televisione? Potrei capire 50 anni fa, quando la televisione si andava a guardarla in osteria o dal vicino ricco. Ma ora – per tutti i cazzi lessi di questo mondo – la televisione, la gente, c&#8217;è l&#8217;ha ovunque, anche in camera da letto, anche al cesso, alcuni. Uno va in pizzeria per godersi una cenetta e invece si ritrova in una specie di grande famiglia nevrotizzata. È stata una specie di tilt. Durato pochi secondi. Ma che mi ha offerto una prospettiva vertiginosa. Saranno stati i peperoni, ho pensato. Uno dovrebbe stare attento a quello che si butta in corpo, sempre; col tempo, con l&#8217;avanzare del tempo e dell&#8217;età bisogna stare ancora più attenti. La gente seduta ai vari tavoli trangugiava fette di pizze spalmate con ogni schifezza possibile: capperi mozzarelle acciughe funghi salsicce pomodori melanzane prosciutti, e le accompagnava con corposi sorsi di vino o birra o coca-cola, tutta roba &#8211; pensavo &#8211; che ti entra dentro e plotoni di cellule si dannano a sistemare il tutto in un corpame pronto ad essere tradotto in energia, in grassi, in merda. Intanto avevano tutti quanti gli occhi conficcati nel  televisore. Arrivavano poi i camerieri e provavano a piazzarci sul conto e nello stomaco una bella botta di dolce. E poi di limoncello. E poi di caffè. E vai! Eravamo tutti lì, noi clienti, seduti ognuno al proprio tavolo, chi con amici chi solo chi con moglie figli zie nonni cani al seguito. Tutti ad abbuffarci. Eravamo tutti intenti a ingozzarci, con gli occhi (velati di idiota devozione) indirizzati allo schermo. Si trattava di qualcosa che andava ben oltre la fame: era puro piacere di palato, quella non era fame. Anzi, forse quello era un manicomio. Quelli che mi apparivano come camerieri erano probabilmente infermieri, messi lì per controllarci. E chissà cosa mi avevano messo nel piatto.</p>
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		<title>Carmine e la Lega</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 13:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Teroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maurizio Teroni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio amico Carmine, dopo avermi preparato un&#8217;ottima pasta ai broccoli, mi invita fuori a farci due chiacchiere. Si siede, stappa una birra, si accende una sigaretta e attacca a parlare. Dopo aver fatto due tiri me la passa. Dico: “No no grazie!” “Da quando sei diventato padre, sei veramente un rompicoglioni” mi fa. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/08/images.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1266" title="images" src="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/08/images.jpeg" alt="" width="268" height="188" /></a></p>
<p>Il mio amico Carmine, dopo avermi preparato un&#8217;ottima pasta ai broccoli, mi invita fuori a farci due chiacchiere. Si siede, stappa una birra, si accende una sigaretta e attacca a parlare. Dopo aver fatto due tiri me la passa.<br />
Dico: “No no grazie!”<br />
“Da quando sei diventato padre, sei veramente un rompicoglioni” mi fa.<br />
Per non sembrare maleducato, accetto l’offerta, e anche un’altra birra.<br />
Ce ne stiamo così seduti a strinarci al sole, intanto lui mi racconta le sue vacanze. È andato in Trentino. “C&#8217;erano i trentatrè trentini?” gli chiedo. Lui non mi degna di risposta e attacca a raccontarmi di quanto è bello il Trentino, tutto così lindo e fiorito  e verde. Mi racconta che hanno affittato due bici, e hanno girato intorno ai laghi, su per i monti. Mi mostra anche delle foto. In una si vede la sua donna che affronta arditamente una salita, mentre lui arranca con gli occhi fuori dalle orbita. Dalle foto si può anche ammirare la bellezza dei paesaggi. Gli faccio notare di quanto stoni, lui, in cotanta bellezza.<br />
“Tutto pulito e in ordine, là” mi dice “Non vedi una carta in terra. Tutta la spazzatura divisa come si deve. Gli stessi bidoni sono puliti. Le cose funzionano. Si sta da Dio! Li capisco sti leghisti&#8230; vai lì e ti sembra di essere in Svizzera&#8230;”<br />
“Ma guarda” gli dico “se non sbaglio, c&#8217;è una giunta di sinistra lì.”<br />
“Ah sì? Va beh. Comunque lo vedi proprio che hanno un&#8217;altra testa. Hanno senso civico, quelli.”<br />
“Sembra che parli dei marziani.”<br />
“Infatti è un altro mondo.”<br />
Poi mi racconta che è finito, girando per paesi, a una festa delle Lega. Gli ho chiesto cosa ci facesse, lui, a una festa della Lega (essendo, oltretutto, pugliese). C&#8217;è capitato per caso. Ha visto che c&#8217;era festa e s&#8217;è infilato. Mica lo sapeva, lì per lì, che fosse una festa della Lega. Si mangiava&#8230; si beveva&#8230; si ballava&#8230; è andato. “Cosa ti credi” mi fa notare “che alle feste dell&#8217;Unità siano tutti di sinistra? La gente ci va perché c&#8217;è festa. Che gliene frega cosa si festeggia. Quando ci sono donne e birra, cosa manca?”<br />
“Sì, ho capito. Ma dai: sei pure terrone tu&#8230; Insomma&#8230; quelli considerano i terroni un peso per l&#8217;Italia. Anzi, quelli l&#8217;Italia la vogliono fare a fette.”<br />
“Ma sì, ma che me ne frega a me! Mica son cattiva gente. Sono solo un po&#8217; esaltati. Hanno questo mito della Padania, del lavurar, del far soldi, ma poi è gente tranquilla.”<br />
“Sarà&#8230;  E gliel&#8217;hai detto che sei di giù?”<br />
“Col cazzo! Senti qua: a un certo punto, mi trovo al bancone della birra e attacco a parlare con uno. Bello sbronzo! Mi sono presentato: piacere Claudio, gli ho detto.”<br />
“Come Claudio?”<br />
“E che gli dico che mi chiamo Carmine!? Quelli mi facevano alla brace&#8230; Gli ho detto un nome nordico. Poi scambiamo due chiacchiere, e quello mi fa: &#8211; Ci sei domani? &#8211; _ &#8211; No, perché domani che c&#8217;è? &#8211; Come che c&#8217;è &#8211; mi dice &#8211; non lo sai che domani c&#8217;è l&#8217;Umberto?<br />
Io, lì per lì, ho pensato ci fosse un concerto di Umberto Tozzi. Mica ci pensavo, subito, chi intendeva per l&#8217;Umberto. Poi ho capito e gli ho detto che no, che non lo sapevo. Ma come no? &#8211; mi fa quello &#8211; ma non l&#8217;hai letta la Padania di oggi? &#8211; E no, sai com&#8217;è  &#8211; gli ho detto &#8211; sono in vacanza&#8230; Lì ho avuto l&#8217;impressione che mi guardasse con sospetto. Mi ha fissato un pochino incredulo. Perché lì erano tutti convinti leghisti. Gente che, se gli tocchi Bossi, diventano matti. Dovevi vederli: tutti con la loro maglietta verde, pieni di simboli, di spade. Ci credono davvero, quelli. Si sentono proprio parte di una terra diversa&#8230; Mica si sentono italiani. Quelli credono davvero alla Padania libera e indipendente. Sono incazzati neri. Sembrano quelli dei film americani, col fucile dietro la porta. Non si fidano di nessuno! Per loro, da Roma in giù, è tutta mafia. E vogliono il federalismo&#8230; Io mica l&#8217;ho capito cos&#8217;è sto cazzo di federalismo. Si parla tanto di federalismo, anche la sinistra parla di federalismo ora&#8230; facciamo il federalismo. Però è rischioso perché costa&#8230; Che cazzo è sto federalismo?!”<br />
“Boh! Credo sia qualcosa tipo più autonomia alle regioni. Non so&#8230; che si gestiscono  i soldi a livello regionale, che ci sono delle leggi regionali. Una cosa del genere, credo.”<br />
“Mica hanno torto allora. Mah&#8230; comunque, mi sembrano troppo esaltati. Mi ricordano i nazisti.”<br />
“E la birra com&#8217;era?”<br />
“Buona! Bella densa e gustosa. Un po&#8217; calda, ma buona.”<br />
“E fumo ce n&#8217;era?”<br />
“No. Almeno&#8230; io non l&#8217;ho trovato. Comunque, secondo me, qualche cannetta dovrebbero farsela: li rilasserebbe.”</p>
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		<title>Senza titolo 5</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 19:47:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>guido caserza</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guido Caserza]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[I caprioli che bramivano nel cuore della notte lo svegliarono. Indossò la tuta, scese al pianterreno e aprì la porta. Era metà agosto, nel cielo brillava la luna e l’aria era piacevolmente tiepida. Li sentiva distintamente: i loro richiami assomigliavano a un latrare roco di cani, si stavano avvicinando, poteva udire il rumore dei rami [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1258" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/08/Merani-EPIFANIA-1996-OLIO-SU-CARTA.jpg"><img class="size-medium wp-image-1258 " title="Merani -EPIFANIA-1996-OLIO-SU-CARTA" src="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/08/Merani-EPIFANIA-1996-OLIO-SU-CARTA-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Epifania&quot; di Roberto Merani (1996)</p></div>
<p>I caprioli che bramivano nel cuore della notte lo svegliarono. Indossò la tuta, scese al pianterreno e aprì la porta. Era metà agosto, nel cielo brillava la luna e l’aria era piacevolmente tiepida.<br />
Li sentiva distintamente: i loro richiami assomigliavano a un latrare roco di cani, si stavano avvicinando, poteva udire il rumore dei rami che si spezzavano al loro passaggio, il frusciare delle foglie, il suono secco degli zoccoli sulle pietre che splendevano sotto la luna. Nel silenzio ogni rumore veniva amplificato paurosamente.<br />
Da molto tempo stava cercando di addomesticare i caprioli. Ogni sera lasciava sulle loro piste un po’ di cibo: della carne, foglie di lattuga, qualche frutto, del pane secco. Di giorno li poteva vedere nel prato sotto casa, le loro lunghe orecchie spuntavano dall’erba alta fra cui si nascondevano. Si fissavano per lunghi minuti ma appena lui faceva un movimento i caprioli fuggivano con i loro salti caratteristici, si riunivano in fondo al campo da dove mandavano i loro latrati minacciosi prima di sparire nella boscaglia.<br />
Quella notte aveva disseminato del cibo lungo la strada che portava a casa sua, per avvicinarli metodicamente. Aveva anche messo dei tozzi di pane in alcune ciotole, a pochi metri dalla porta.<br />
D’un tratto udì distintamente il suono delle ciotole contro le pietre del selciato e vide, improvvisamente vicini, gli occhi luminosi dei caprioli. Uno di loro gli andò dietro e spinse il muso sotto il suo braccio. Gli altri si disposero in cerchio intorno al contadino, chinarono la testa fra le zampe anteriori e lo fissarono con occhi che sembravano di fuoco. Poi il capo del branco levò alta la sua voce, un latrato dolce e malinconico e i caprioli si avvicinarono al vecchio, strisciando con il corpo sull’erba.<br />
Il vecchio allungò la mano per accarezzarli ma essi alzarono il capo, mostrando i denti scintillanti.</p>
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		<title>2165 metri non bastano!</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 20:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Teroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maurizio Teroni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Un amico mi ha invitato a una camminata per funghi, su tra i boschi appenninici, e poi tirar su, a inerpicarci verso il Cimone. È andata così. Mi dice: “Domattina passo alle sei.” “Alle sei?” gli dico io. “Ma siamo matti!” “Guarda che i veri fungaioli, a quell&#8217;ora &#8211; mi dice – son già di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/08/Monte_Cimone_versante_nord.jpg"><br />
</a></p>
<div id="attachment_1248" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/08/valMerdana440.jpg"><img class="size-medium wp-image-1248  " title="Val Merdana" src="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/08/valMerdana440-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a><p class="wp-caption-text">Val Merdana. Foto tratta dal sito http://www.thebigbug.net/blog/</p></div>
<p>Un amico mi ha invitato a una camminata per funghi, su tra i boschi appenninici, e poi tirar su, a inerpicarci verso il Cimone.<br />
È andata così. Mi dice: “Domattina passo alle sei.” “Alle sei?” gli dico io. “Ma siamo matti!” “Guarda che i veri fungaioli, a quell&#8217;ora &#8211; mi dice – son già di ritorno.” Esagerato! Ho pensato io. E ho trattato sull&#8217;orario, puntando alle sette. Mi ha concesso un sei e mezzo nicchiando scettico.<br />
La notte prima ero stato a giocare a Medieval Total War (livello di dipendenza simile all&#8217;eroina) fino alle due, bevendo birra e fumando. Quando all&#8217;alba mi sono svegliato, brancolavo. Il mio amico mi aspettava sotto casa, pimpante e ridente.<br />
Partiamo. Un&#8217;ora di viaggio. Arrivati alle falde del Cimone, le strade erano piene di auto posteggiate. Saranno state una trentina. Tutti fungaioli. Io mi sarei fatto un altro caffè, ma bar ce n&#8217;era uno ed era chiuso.<br />
Mentre siamo lì che ci prepariamo, incontriamo un fungaiolo di ritorno. Era magro, anzi scheletrico, con gli occhi fuori dalle orbita. Aveva con sé un cestino e un bastone.<br />
“Com&#8217;è andata?” gli fa il mio amico. “Male” dice quello. E ci mostra il cestino con dentro un fungo, striminzito come lui.<br />
E pensare che sarà qui dalle quattro, mi sono detto caricando lo zaino. “Dai” dico al mio amico “Andiamo giù a farci un caffè, che tanto i funghi se li sono presi tutti.”<br />
Ma questa volta non ha ceduto. “Su su” dice battendomi la mano sulla schiena. “Avanti bersagliere!” mi fa “Correre!” (questa cosa che ho fatto il militare nei bersaglieri non dovevo dirgliela, mi sono detto scrutando la boscaglia davanti a noi).<br />
Mentre pensavo questo, lui s&#8217;era già incamminato. La prima salita che ci toccava era  ripida e secca, in mezzo a una discesa di pietre. Poi cominciava il bosco. Tutto in asprissima salita, in un labirinto di alberi, lungo un terreno pieno zeppo di foglie, mirtilli, grovigli di rami.<br />
Dopo dieci minuti mi sono fermato ansimando. Sentivo il cuore pulsare al massimo. Ora crollo qui, ho pensato. Il mio amico era un 5 metri avanti, e anche lui non sembrava troppo arzillo.<br />
L&#8217;ho raggiunto. Non riuscivo a parlare chiaramente. Mi aiutavo coi gesti. Gli ho fatto un segno con la mano, come dire: rallentiamo.  Mi fa lui, “Sì” e poi “Ma&#8230; Cosa vedo! Lo vedi anche tu?” E io: “Cosa?” Alla base di un albero, tra le foglie, un  grosso porcino. Lo sapesse quel tizio, piangerebbe. Era impossibile non notarlo, per quanto mimetizzato tra il colore della terra e delle foglie, era proprio un vero porcino boschivo. Fungus porcinus. E sembrava aspettare proprio noi. Lo abbiamo messo in saccoccia e siamo ripartiti. Galvanizzati dall&#8217;evento, sopratutto lui.<br />
Ma a quel punto ho cominciato a crederci anch&#8217;io. Con gli occhi perlustravo ogni angolo attorno, alla ricerca del mio porcino. E salivo intanto.<br />
Questa cosa dell&#8217;andar per funghi ha del magico. Ti aggiri in ambienti che sembrano usciti dalla penna di Tolkien, e tra una foglia e l&#8217;altra e un albero, sperando di scovare  il porcellum, metti in conto di incontrare un elfo. Essendo inoltre il fungo del medesimo colore delle foglie cadute e della terra, non capisci più se vedi foglie o funghi o se quel fissare continuo ti giochi allucinazioni.<br />
A un certo punto ho visto il mio. “Trovato!” ho gridato. Ma non era un porcino. “Un porcino non ha mai le listelle!” mi ha detto gettandolo. Ci sono rimasto maluccio e ho ripreso a salire.<br />
Poi abbiamo incontrato una mandria di vacche. Si aggiravano nel bosco, tra gli alberi, sparse e tranquille. Ne ho anche accarezzata una. La accarezzavo e la mucca mi fissava ruminando. Poi me ne sono andato. Abbiamo ripreso a salire. Il bosco stava terminando e di porcini neanche l&#8217;ombra. Cominciava una salita di prati, leggermente più dolce. Oltre si vedeva la punta del Cimone. Sembrava lontanissimo.<br />
Curvando largo, per evitare le salite più dure, siamo arrivati dove cominciava l&#8217;ultima percorso, che era brutalmente più ripido. Qui ho visto un pastore con cane e pecore al pascolo. Se ne stava seduto su una roccia. Le pecore vagavano e lui stava lì.<br />
Le mie gambe avevano preso vigore. Avevo la sensazione di essermi addentrato in un altro mondo, ignaro di ogni schifezza italica. C&#8217;erano le marmotte, i falchi. Là in fondo si vedeva la pianura padana, coperta da una striscia nera di aria marcia.<br />
Abbiamo percorso l&#8217;ultima salita e siamo arrivati sul Cimone. Da lì, il panorama era favoloso. L&#8217;aria fresca, quasi fredda. Ci siamo mangiati i nostri panini. Poi mi sono rollato una sigaretta e me la sono fumata fissando la pianura sul fondo. Modena e lì in mezzo, pensavo,in quella cappa nera, e oltre c&#8217;è Reggio Emilia, Parma, Piacenza. E là, nel buco di culo inquinato della pianura padana, ci sta Milano&#8230; con i suoi traffici.<br />
E godevo di poter fissare tutto così, serenamente. In quel momento è spuntato, come un fungo, un tizio da una roccia. Ci ha salutati, mi ha guardato e ha fatto la battuta: “Proprio una sigaretta è quello che ci voleva&#8230;”<br />
Io ho tirato una boccata e l&#8217;ho fissato sorridendo. Evidentemente, i rompipalle raggiungono anche certe vette. Duemilacentosessantacinque metri non bastano&#8230; Bisogna salire oltre.</p>
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		<title>Invasione</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 18:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Teroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa c&#8217;è di meglio di un caffè al bar la domenica mattina, seduti all&#8217;aperto,  leggendo il giornale e fumando? Molte cose, di certo, ma, nella sua modesta pretesa, anche questo ha un suo perché. Ognuno poi ha i propri riti, ognuno ha un proprio modo di affrontare l&#8217;abisso domenicale. Io ho fatto così: ho preso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1239" class="wp-caption aligncenter" style="width: 244px"><a href="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/07/luciano_fabro_litalia_doro_400_01.jpg"><img class="size-medium wp-image-1239" title="Luciano Fabro - L'Italia d'oro" src="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/07/luciano_fabro_litalia_doro_400_01-234x300.jpg" alt="" width="234" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;L&#39;Italia d&#39;oro&quot; di Luciano Fabro</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p>Cosa c&#8217;è di meglio di un caffè al bar la domenica mattina, seduti all&#8217;aperto,  leggendo il giornale e fumando?<br />
Molte cose, di certo, ma, nella sua modesta pretesa, anche questo ha un suo perché. Ognuno poi ha i propri riti, ognuno ha un proprio modo di affrontare l&#8217;abisso domenicale. Io ho fatto così: ho preso la bici, ho comprato il giornale, sono andato al bar e mi sono bevuto un caffè. Poi mi sono seduto fuori, ho acceso una sigaretta e ho cominciato a leggere. Vediamo un po&#8217;: <em>Borsellino ucciso dalla trattativa&#8230; Dalla loggia P2 alla loggia P3&#8230; La solitudine dei cassintegrati&#8230; </em><br />
Ero lì tranquillo, immerso in queste spassose notizie, quando si siede vicino a me un signore sulla settantina, camicia arancione e braghe bianche. Abbronzato. Sul paonazzo.<br />
&#8220;Disturbo?&#8221; mi fa. &#8220;Prego&#8230; si figuri.&#8221; Sorrido e mi rimetto a leggere.<br />
<em>Il giudice colpito perché disse no a una tregua con la mafia&#8230;</em><br />
&#8220;Caldo eh?&#8221; dice rivolgendosi evidentemente a me, sebbene guardasse per l&#8217;aria. Io sollevo un attimo gli occhi, lo guardo e dico: &#8220;Eh!&#8221;<br />
<em>&#8230; Diciotto anni di continui interventi per evitare d&#8217;arrivare alla verità sulle stragi di mafia&#8230; una trattativa inconfessabile&#8230;</em><br />
&#8220;Però oggi c&#8217;è meno afa&#8221; mi fa osservare, sempre con gli occhi in un punto impreciso. &#8220;Uhm!&#8221; confermo io.<br />
<em>&#8230;Una lettera inedita di Vito Ciancimino&#8230;</em><br />
&#8220;Certo che anche il tempo è cambiato!&#8221; sento affermare.<br />
Ma non dico nulla, neanche un &#8220;già&#8221;, neanche un cenno col capo. Nulla. Continuo a leggere, come se non esistesse.<br />
<em>PDL dilaniato dalle inchieste&#8230;</em><br />
&#8220;Mah!&#8221; bofonchia. E sento il suo sguardo addosso. Lo vedo con la coda dell&#8217;occhio, soprattutto quando mi sposto sulla parte sinistra del testo. <em>Il paragone con il &#8217;92, in realtà, regge fino a un certo punto&#8230;</em> Leggo ma ho difficoltà a intendere. Qualcosa mi deconcentra.<br />
&#8220;Lei legge il giornale, eh?&#8221; mi chiede, ed è chiaramente una domanda  retorica. Lo guardo e annuisco. Poi riabbasso gli occhi, ma lui non molla.<br />
&#8220;Chissà quante se ne inventano!&#8221;<br />
Alzo lo sguardo, approfittandone per spegnere la sigaretta.<br />
“Anch&#8217;io un tempo leggevo il giornale” mi fa “E fumavo. Poi ho smesso. Mica fa bene, sa?”<br />
“Cosa?” gli ho chiesto, in un ardito tentativo di contropiede.<br />
“Come cosa? Fumare! Ti fa venire dei bei cancri ai polmoni&#8230; infarti&#8230; di tutto. Sa quanti ne ho visti morire io? Uuuh! E io ho smesso. Io me la voglio godere&#8230; Smetta anche lei, mi dia retta.”<br />
“Ci penserò” ho detto sorridendo, ma con una smorfia scocciata. Poi ho ripreso a leggere. <em>Cosa ne pensa Berlusconi?&#8230;</em><br />
Niente. Lui ha ripreso come niente fosse.<br />
“Tutti uguali!” dice “Tutti ladri dal primo all&#8217;ultimo!” dice scrutando il mio giornale. “La politica è tutto un ladreria. Mi dia retta, che ne ho viste di ladrerie. Mica bisogna credergli alle cose che dicono. Si fanno i loro affari. Normale, no?”<br />
Intanto io ho chiuso il giornale e sono rimasto, inerte, ad ascoltarlo. Chissà chi votava? mi chiedevo osservando la sua camicia arancione. Ho provato a fissarlo negli occhi, ma sembrava privo di sguardo. Qualcosa sfuggiva in quelle pupille. Forse era pazzo.<br />
“I giornali” ha detto alzando lievemente il tono e indicando con un dito il mio giornale “si inventano poi un mucchio di balle. Dicono quello che gli fa comodo a loro.”<br />
O forse il pazzo ero io? Per un attimo ho avuto l&#8217;impulso di spaccargli il tavolino in testa. Ma mi sono trattenuto, avvertendo un lieve stordimento. Il silenzio della domenica estiva si stava facendo spazio in me, mentre quello continuava a parlare e la sua voce mi raggiungeva simile a un ronzio.</p>
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		<title>All&#8217;ombra di un monumento a Craxi (elegia)</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 15:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Teroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Anni fa, mentre viaggiavo in treno direzione Roma, immerso nella lettura di un libro, entrò nel mio scompartimento una ragazza. Alzai due secondi gli occhi: non era bella né brutta, aveva però qualcosa di maliziosamente folle nello sguardo. Non aveva  bagagli, niente con sé. Sedette pochi minuti, poi se ne andò. Poi ritornò, questa volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/07/statua-craxi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1222" title="statua-craxi" src="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/07/statua-craxi-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a></p>
<p>Anni fa, mentre viaggiavo in treno direzione Roma, immerso nella lettura di un libro, entrò nel mio scompartimento una ragazza. Alzai due secondi gli occhi: non era bella né brutta, aveva però qualcosa di maliziosamente folle nello sguardo.<br />
Non aveva  bagagli, niente con sé. Sedette pochi minuti, poi se ne andò. Poi ritornò, questa volta con una borsa. La sistemò e rimase lì per il resto del viaggio. Ci vollero pochi minuti per presentarci. Il pretesto era stato il mio libro. Parlammo del più e del meno. Giunti a Roma, mi lasciò il suo numero.<br />
Ero totalmente, come si dice, disimpegnato. Anzi, ero in una fase della vita in cui non riuscivo, non solo a stabilirmi con una persona, ma nemmeno in un luogo. Avevo  un impellente e continuo bisogno di fuga, e di novità quindi.<br />
Dopo qualche settimana la richiamai, e ci sentimmo diverse volte. Un giorno ci decidemmo per un incontro. Abitava ad Aulla. Io a Genova. Non era lontana, e allora partii.<br />
Partii una domenica mattina, in macchina. Avevo le idee abbastanza chiare di cosa potesse accadere e di cosa avrei voluto accadesse. Forse anche lei. Tutto lasciava supporre un certo seguito.<br />
Mi dette appuntamento all&#8217;uscita dell&#8217;autostrada, e fu anche puntuale. Chiacchierammo un poco, giusto per sciogliere il disagio, poi, siccome era ora di pranzo, andammo in un ristorantino scelto da lei.<br />
Ci stavamo divertendo. Parlavamo bene, senza grossi disagi. All&#8217;antipasto, mantenevamo una certa forma. Al primo ci eravamo già addentrati in narrazioni intime. Al secondo, i nostri piedi si sfioravano con una frequenza ben oltre il casuale.<br />
Poi arrivò il sorbetto. Io mi ero scolato -  praticamente solo &#8211; una bottiglia di vino. Il sorbetto era contenuto in un lungo e stretto calice, colmo della cremosità liquida sorbettesca, con una cannuccia che spuntava. Lei, fissandomi dritto negli occhi, prese a (come posso dire se non) succhiare.<br />
Il livello del suo sorbetto calava e lei mi fissava e io pensavo: oh! Giunta alla fine, tirò fuori la cannuccia e si lasciò cadere le gocce di sorbetto sulla lingua. Fissandomi. E io pensavo: esagerata!<br />
In effetti era tutto un po&#8217; troppo esasperato. Avessi avuto ancora un minimo di ragione funzionante, mi sarei reso conto che la situazione, nella sua chiarezza, era oscura.<br />
Bene, dissi, e&#8230; perché non mi fai vedere casa tua? Lei disse: E perché no?<br />
Quindi ci alzammo e via. Pagai l&#8217;intero conto con somma leggiadria.<br />
Ora, dovete sapere che Aulla è un posto divenuto noto alla cronaca italica per un monumento a Bettino Craxi. Io non lo sapevo. Lo scoprii mentre ci avviavamo a casa sua. Mi trovai, infoiato e sbronzo, a fissare esterrefatto la statua di Craxi. Lì mi venne il sospetto che stessi sognando. O che fossi capitato in un posto di pazzi completi.<br />
Mi affrettai comunque a seguirla a casa. Lì dove, entrati e seduti comodi sul divano, spalla a spalla, levati gli ormeggi, con un guizzo felino mi lanciai su di lei.<br />
Per tutta risposta, lei mi mise una manco in faccia, bloccandomi, mentre si divincolava dalle mie grinfie, a guisa di Madre Teresa di Calcutta.<br />
Non so come dire: è come vedere un giocatore che si scarta tutti, portiere compreso, arriva davanti alla porta vuota, tira e prende palo. Subito non rimane che la sorpresa.<br />
Rimasi a bocca aperta e asciutta. Lì sul divano, ad Aulla, dove c&#8217;è la statua di Craxi.<br />
“Per chi mi hai preso?!” disse. Credo di non aver neppure risposto.<br />
Andammo a farci un giro, per sciogliere il tremendo disagio. Ci facemmo una bella sana passeggiata. Mangiammo anche il gelato.<br />
Il gelato&#8230; e lei riprese con la nota tiritera. Sleccazzava quel cazzo di gelato fissandomi e sorridendo. Forse, pensai, ho solo sbagliato i tempi.<br />
Che babbeo! Insomma, giunti a un panchina, ci sedemmo&#8230; Lei mi si premeva addosso. E io ci riprovai. E cozzai di nuovo contro un secco rifiuto.<br />
Ma non finì lì&#8230; Arrivammo a sera con quello stesso tira-molla incredibile, che si ripeté in svariate forme, sempre più allusive e infingarde.<br />
Quando, alla fine della giornata, le chiesi sfinito di riaccompagnarmi alla macchina, il  viaggio di ritorno fu pesantissimo. Prima di scendere, mi sussurrò: “Perché vai via così presto?”<br />
Avevo già la mano sulla leva d&#8217;apertura. “Come perché?” dissi.<br />
“Beh&#8230; ho solo bisogno di tempo&#8230;” mi precisò fissandomi negli occhi, con quel solito sorriso ambiguo.<br />
La guardai. Guardai fuori. Pensai alla statua di Craxi e dissi, aprendo la porta: “Ma vattene affanculo!” E tornai a Genova fottuto e fiero.<br />
Sapete che lavoro faceva?<br />
La psicologa! Occhio di chi ti fidi&#8230; amico lettore.</p>
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		<title>La benzinara</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 22:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Teroni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ne uscivo da una brutta nottata e stavo guidando lungo la tangenziale fumante di afa. Il fondale del rettilineo sembrava liquido e in strada non c&#8217;era nessuno, a parte me (anche se non ero sicuro di esserci). Tutti, a quanto pare, erano rintanati in casa, chiusi nel frigorifero a bersi una birra. Ero in riserva. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ne uscivo da una brutta nottata e stavo guidando lungo la tangenziale fumante di afa. Il fondale del rettilineo sembrava liquido e in strada non c&#8217;era nessuno, a parte me (anche se non ero sicuro di esserci). Tutti, a quanto pare, erano rintanati in casa, chiusi nel frigorifero a bersi una birra.<br />
Ero in riserva. E mentre con un occhio noto la spia arancio accesa, con l&#8217;altro vedo un distributore emergere dalla strada. Rallento, accosto e mi fermo. Nessuno. Scendo, mi guardo attorno, nessuno.<br />
Per un attimo ho pensato fosse self-service e stavo già calcolando di puntare al prossimo. Non avevo la forza necessaria per farmi il pieno. Anzi, in realtà non avevo la forza necessaria per fermarmi, e stavo già valutando la possibilità di ripartire, quando vedo arrivare verso me, avvolta dai vapori estivi, una figura.<br />
Una figura indecifrabile, dal punto di vista sessuale. Poteva essere un uomo fatto strano o una donna fatta strana. Poi, guardandola meglio, capisco che è una donna. Una donna che ha preso tutta la propria femminilità e l&#8217;ha lanciata via. Rimaneva una tuta spessa,  occhiali grossi e quadrati, un berrettino a visiera e una sigaretta tra le labbra.<br />
Inespressiva, senza un sorriso, senza un accenno di minima cordialità, mi guarda come se non mi vedesse. Sembrava proprio una che se ne fotteva completamente di tutto. E questo, debbo precisare, le dava un certo fascino.<br />
Dico io: il pieno, grazie.<br />
Lei afferra la cicca tra la punta del pollice e dell&#8217;indice e le fa fare un volo, di due metri circa, non troppo lontano dalla pompa del gasolio. Ho visto precisamente la parabola del mozzicone, partire dalla sua mano e planare sull&#8217;asfalto. E sono rimasto a fissarla.<br />
E ho pensato: oh cazzo&#8230; Non osavo dire niente (perché mi sembrava, come dire, da paranoico), però qualcosa nel mio cervello aveva fatto la somma caldo+sigaretta+benzina e, insomma, non mi sentivo propriamente tranquillo. Intanto la benzinara aveva inserito il manicotto per il pieno automatico. Vedendo forse la mia faccia perplessa, ha fatto tre passi ed è andata a piazzarsi sopra il mozzicone con un piede. Senza far gesto di spegnerla. L&#8217;ha fatto come se fosse arrivata lì per caso, facendosi un giretto.  Se n&#8217;è quindi rimasta lì tutto il tempo necessario per il pieno, con i pugni sui fianchi, fissando la pianura di palazzi e niente. Sembrava un generale in ispezione.<br />
Certo che il benzinaro è un lavoro da duri. Te ne stai lì, tutto il porco giorno, ad aspettare gente che passa e se ne va. Magari a qualcuno gonfi le gomme, cambi l&#8217;olio, scambi due parole, ma, per il resto, è attesa&#8230; in quelle baracchette di alluminio. Che sia pioggia, sole rovente, freddo cane, te ne devi star lì ad aspettare, più avere a che fare con qualsiasi testa di cazzo ti capiti come cliente. Ho visto tanti benzinari in vita mia, ma ne ricordo pochi allegri, pochissimi. È un mestiere, credo, logorante. Mi auguro che renda bene, a soldi; anche se non credo: gestisci in subappalto un marchingegno non tuo, e ti prendi una percentuale, probabilmente bassa. Intanto i petrolieri si fumano dei sigari alle Bahamas.</p>
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		<title>Italia-Slovacchia: spunti per qualche idea</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 14:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Teroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Teroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Italia-Slovacchia Proverò a ragionare per assurdo&#8230; può servire in questo paese. E preciso che non voglio arrivare a nessuna conclusione, semplicemente tirare fuori una serie di sensazioni e aneddoti raccattati in giro. Quando ero davanti al televisore a fissare esterrefatto l&#8217;ultima partita italiana di questo mondiale, una partita senza dubbio straordinaria per noia e bruttezza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="wpGallery" href="http://www.youtube.com/watch?v=_QsMav1pYuE" target="_blank">Italia-Slovacchia</a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=_QsMav1pYuE"></a></p>
<p>Proverò a ragionare per assurdo&#8230; può servire in questo paese. E preciso che non voglio arrivare a nessuna conclusione, semplicemente tirare fuori una serie di sensazioni e aneddoti raccattati in giro.<br />
Quando ero davanti al televisore a fissare esterrefatto l&#8217;ultima partita italiana di questo mondiale, una partita senza dubbio straordinaria per noia e bruttezza, di fronte agli errori clamorosi della difesa mi sono detto: “Ma lo fanno apposta!”<br />
Due giorni prima, Umberto Bossi aveva dichiarato che, questa partita, l&#8217;Italia se la sarebbe comprata. La sua frase aveva creato una serie di polemiche, con relative vaghe ritrattazioni. Il risultato, come è noto, era andato in tutt&#8217;altra direzione. Il punto è: come mai Bossi ha fatto una dichiarazione simile?<br />
Cosa voleva insinuare? Qual era il suo scopo?<br />
Il giorno dopo questa dichiarazione, un mio collega (esperto sportivo) mi aveva detto: “Visto che ha detto Bossi? Che ti dicevo?”<br />
Con quel “che ti dicevo” egli (oltre che dichiararsi simpatizzante di Bossi) voleva avvalorare una propria tesi: lo sport, ad alti livelli, è totalmente nelle mani degli sponsor&#8230; Sono gli sponsor a determinare il risultato, non le capacità sportive. Se non direttamente gli sponsor, pesano interessi di altro tipo, politico-economico.<br />
Questa sua tesi mi ha sempre affascinato per l&#8217;esagerata dietrologia. In sostanza, è come se ogni avvenimento sportivo a cui assistiamo fosse predeterminato. Il risultato è deciso a priori. Chi vincerà è già stabilito.<br />
Visto così, un evento sportivo non è altro che uno spettacolo ben recitato.<br />
Se questo è vero, qualsiasi idea di brutto o bel gioco o fortuna o altro ancora sono considerazioni totalmente prive di fondamento. È già tutto scritto. Come se ci fosse un grande regista dietro, il quale stabilisce come deve andare lo spettacolo. Se questa tesi ha un barlume di vero,   è uno spiraglio sul terrificante, giacché spinge a pensare che viviamo una sorta di Truman Show.<br />
Quando l&#8217;Italia ha preso il terzo incredibile gol, ho gridato: “E ora che cazzo mi dici, Bossi?” Il giorno dopo, Bossi ha dichiarato che non era andato troppo lontano dal vero&#8230;<br />
Un altro mio collega, che si dichiara di estrema sinistra, mi ha detto che, a lui, di questa sconfitta dell&#8217;Italia non gliene frega niente, perché lui non sta con l&#8217;Italia, perché lui si vergogna di essere italiano. “Troppo facile!” gli ho messo lì. E me ne sono andato.<br />
Sono andato nei bar, a prendermi dei caffè e a sentire i vari commenti sullo smacco azzurro. C&#8217;ero rimasto così male, da aver bisogno di parlarne, di discutere, in una sorta di psicoanalisi da bar.<br />
Dappertutto si parlava della batosta calcistica. Mezz&#8217;ora dopo la partita, la gente sembrava aver preso degli schiaffi in piena faccia. Vagavano smarriti. Le bandiere venivano intanto risucchiate dalle finestre. Alcuni si fingevano slovacchi&#8230;<br />
Sul sito di Grillo ho letto un post in cui di dice che quella partita è stata venduta, per una questione di centrali nucleari <a href="http://www.beppegrillo.it/2010/06/bossi_lha_detto/index.html" target="_blank">( index.html</a> ). Che sia vero&#8230; Allora forse lo facevano veramente apposta i giocatori? Eppure, quella che vedevo nella faccia di Buffon era senza dubbio angoscia. Eppure Quagliarella piangeva di cuore. No, l&#8217;unico dato certo è che hanno giocato da schifo.<br />
Rimane da chiedersi, tuttavia, a chi possa far comodo questa spaccatura che taglia gli italiani in destra e sinistra, in berlusconiani e antiberlusconiani, in tifosi e anti-tifosi, in conservatori e progressisti e quanto altro? Come se qualcosa, a livello mediatico, ci volesse convincere del fatto che siamo scissi in due grosse categorie. Evidentemente, qualcuno sta spingendo in questa direzione. E Bossi ce ne ha dato prova.</p>
<p><em>Due dati per finire&#8230;</em><br />
<span style="color: #ff0000;">Europei 2000</span>: l&#8217;Italia arriva in finale e perde con la Francia (governo Amato).<br />
<span style="color: #ff0000;">Mondiali 2002</span>: l&#8217;Italia viene eliminata dalla Corea del Sud agli ottavi di finale (governo Berlusconi)<br />
<span style="color: #ff0000;">Europei 2004</span>: l&#8217;Italia non supera il primo girone (governo Berlusconi)<br />
<span style="color: #ff0000;">Mondiali 2006</span>: l&#8217;Italia vince la coppa del mondo (governo Prodi)<br />
<span style="color: #ff0000;">Europei 2008</span>: Italia è eliminata agli ottavi dalla Spagna (governo Berlusconi)<br />
<span style="color: #ff0000;">Mondiali 2010</span>: l&#8217;Italia arriva ultima del proprio girone e non passa agli ottavi (governo Berlusconi).</p>
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		<title>La fidelizzazione come forma di fregatura</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 21:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Teroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Teroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 1 febbraio al 31 luglio presso tutto le Coop Estense il mercoledì, per ogni euro di spesa, si otterranno 3 punti. C&#8217;era un enorme 3 che campeggiava in rosso su un cartellone due metri per uno. Era la prima cosa che si notava entrando:  il cartellone era piazzato in mezzo al corridoio. Impossibile non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/06/511_PESCE_150.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1194" title="511_PESCE_150" src="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/06/511_PESCE_150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p><em>Dal 1 febbraio al 31 luglio presso tutto le Coop Estense il mercoledì, per ogni euro di spesa, si otterranno 3 punti</em>. C&#8217;era un enorme 3 che campeggiava in rosso su un cartellone due metri per uno. Era la prima cosa che si notava entrando:  il cartellone era piazzato in mezzo al corridoio. Impossibile non vederlo e difficile evitarlo. Quel 3 appariva come la soluzione a tutti i problemi italiani.<br />
C&#8217;era forse qualcosa di teologico dietro? Aveva a che fare, forse, con la triade divina? Di certo si poteva dedurne che il mercoledì ci sarebbe stata la ressa di clienti, perché i punti fanno gola più di qualsiasi sconto. Sono diventati qualcosa di diffusissimo e che ha alle spalle, evidentemente, studi di psicologia del consumatore. Si attiene a un principio inconscio, che è quello di essere premiati. Non importa con quale premio. Ciò che conta è far punti, che rappresentano simbolicamente una conquista. Non a caso, tutte le aziende tessono il gioco dei punti, e stabiliscono un premio a seconda dei punti raggiunti. Naturalmente, poi, questi premi sono inezie.<br />
Personalmente, solo una volta mi sono intestardito a raccogliere punti: era legato ai pieni di benzina, tanti litri tanti punti. Miravo a vincere un un giubbotto che, nella fotografia pubblicitaria, sembrava di gran fattura. Ci credo, era indossato da un modello bellissimo e iperatletico – e probabilmente il giubbotto era fatto su misura. Quando l&#8217;ho indossato io (perché l&#8217;avevo ottenuto) sembravo l&#8217;omino Michelin. Mi cadeva dalle spalle, eppure la taglia era giusta.<br />
L&#8217;ho usato un giorno solo, sentendomi goffissimo. Poi ho cominciato ad appenderlo all&#8217;attaccapanni, quindi è finito in un armadio, in un angolo, dove fiorivano ragnatele. Ogni volta che mi capitava sott&#8217;occhio mi dava sui nervi. Dovevo liberarmene e l&#8217;ho fatto: è finito in uno di quei raccoglitori di abiti usati. Gettato via&#8230; e dubito di aver mai speso tanti soldi per un capo d&#8217;abbigliamento. A calcoli fatti, ci avevo lasciato qualcosa come 1.500 euro di benzina. Bell&#8217;affare!<br />
Insomma, si sa che la storia dei punti è un simpatico modo per farci incastrare, tant&#8217;è ci caschiamo. Chi lo fa si giustifica dicendo che, in ogni caso, deve comprare. Tanto vale comprare lì dove ti danno i punti o la marca che ti dà punti. Il fatto è che ci sfugge sempre il meccanismo subdolo in cui siamo incappati: stiamo al gioco di un&#8217;azienda, ci facciamo imbambolare da quattro cinici studiosi di marketing. Per loro non siamo altro che pesci, e devono solo indovinare l&#8217;esca giusta.<br />
L&#8217;idea che, con i punti, si ottenga un premio o un regalo (perché così viene spesso definito) è l&#8217;evidenza di un miraggio: stai pagando un certo prodotto a prezzo maggiorato (perché, con quel prezzo, finanzi il meccanismo pubblicitario), e la stessa maggiorazione che hai subito si trasforma in un regalo che l&#8217;azienda dice di farti (quando, in realtà, al limite, è un regalo che ti sei fatto da te, ma un regalo che solo apparentemente hai scelto). Il miraggio di libertà nella scelta si trasforma in un obbligo di scelta, da te stesso convenuto e accettato. E quella scelta che tu, con il miraggio della libertà, hai fatto, diventa una delle tue tante piccole prigioni (prigionia di essere fedele a un certo prodotto o a una certa azienda, oltre che perdita di preziosissimo tempo).<br />
Insomma, direi che il mercato in genere (e la politica, come proliferazione marcia del mercato) ci sta perfettamente addestrando a farci abbindolare privi di qualsiasi consapevolezza. Come girarselo da sé stessi in culo, con l&#8217;illusione di averlo messo, e la delusione di averlo preso. Ha dello schizofrenico&#8230;</p>
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		<title>Due o tre ipotesi sull&#8217;inferno</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 13:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Teroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Maurizio Teroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo mesi di atteggiamento evasivo, teso a sdrammatizzare, eludere e negare, la Chiesa Cattolica ha finalmente preso una posizione netta sulla questione preti pedofili: l&#8217;inferno sarà per loro più duro! La sentenza è stata esternata da monsignor Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede. Non fosse che la Chiesa Cattolica è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/06/inferno.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1186" title="inferno" src="http://www.stradepossibili.it/wp-content/uploads/2010/06/inferno-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>Dopo mesi di atteggiamento evasivo, teso a sdrammatizzare, eludere e negare, la Chiesa Cattolica ha finalmente preso una posizione netta sulla questione preti pedofili:<em> l&#8217;inferno sarà per loro più duro!</em><br />
La sentenza è stata esternata da monsignor Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede.<br />
Non fosse che la Chiesa Cattolica è una delle congreghe più potenti al mondo, la cosa farebbe sbellicare dal ridere. Invece no! Pare sia una cosa seria.<br />
D&#8217;accordo che il comico nasce solitamente dal serio e, tanto più qualcosa vanta serietà, tanto è più tendenzialmente risibile. Io ho letto questa notizia su La Repubblica (30/5/2010), giornale non dichiaratamente filo-cattolico, anzi, giornale forse di eredità illuministica. Eppure, La Repubblica così scrive: “L&#8217;anatema della Chiesa contro i preti pedofili risulta forte in fondo alla navata della Basilica di San Pietro”.<br />
Ci vorrebbero due o tre note cupe di organo, per rendere meglio l&#8217;effetto.<br />
Io, lì per lì leggendolo, mi aspettavo un guizzo umoristico, ma non l&#8217;ho trovato. L&#8217;articolo presentava la questione come seria e degna di rispetto. Come se la Chiesa avesse, che so, compiuto un&#8217;evidente svolta progressista. L&#8217;articolo si chiude così: “il monito è apparso a tutti gli astanti ancor più chiaro.”<br />
Forse si trattava di un umorismo così sottile che andava scovato tra le righe.<br />
No no, questa del Vaticano, è una decisione di tutto rispetto.<br />
L&#8217;inferno sarà per loro più duro&#8230; Benissimo! Provo a interpretare la frase seriamente, e il primo pensiero che ne consegue è voglia di maggior chiarezza.<br />
Due sono i particolari che mi saltano agli occhi: 1) l&#8217;evocazione terrifica dell&#8217;inferno; 2) la gradazione delle pene.<br />
Si sa che l&#8217;inferno, dal punto di vista letterario, cinematografico, spettacolare in genere, trova più consensi del paradiso. In effetti (almeno per lo spettatore), l&#8217;inferno è più divertente: meglio uno squartato tra le fiamme che uno in ascesi mistica. Il fatto è che, a livello di immaginario collettivo, l&#8217;idea di inferno dominante rimane quella dantesca. Anche l&#8217;inferno delle barzellette rimanda a quello:  vasche di fuoco, distese ghiacciate, immersione nella merda eccetera. Inoltre, l&#8217;inferno dantesco è di immediata comprensione: i dannati sono divisi per categorie, in vari gironi, con differenti punizioni. Però non prevede un girone per pedofili, né tantomeno uno per preti pedofili. Forse ne istituiranno uno apposito. E la pena: come sarà?<br />
C&#8217;è il girone dei “violenti contro natura”, nel quale, volendo, potrebbero finire. Qui i dannati sono condannati a camminare sulla sabbia rovente, colpiti da una pioggia di fuoco. Mi sembra una cosa abbastanza severa. Ma come la mettiamo con la gradazione? Se il Vaticano afferma che l&#8217;inferno sarà più doloroso, come dobbiamo intenderlo? Controlla forse, il papa, una manopola per aumentare le pene ai dannati? Oppure è in diretto contatto con Dio? Le pene non sono però di diretta competenza divina, ma luciferina. Quindi, forse, il papa possiede il numero di Lucifero, e gli può proporre di aumentare, su certi dannati, il livello di sofferenza? E come si attua? Più pioggia di fuoco? Più sabbia rovente? Più ferocia da parte dei diavoli addetti al controllo?<br />
Non si sa. Su questi misteri, la Chiesa non si è ancora pronunciata.</p>
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